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Rife assiste a tutta la scena e capisce benissimo la situazione. Gli piacerebbe vedere come va a finire, ma è un uomo dai mille impegni; vorrebbe andarsene da lì prima che il resto della Mafia, Ng, Mr Lee e tutti gli altri coglioni lo vengano a cercare con i loro missili autoguidati a infrarossi. E non c’è tempo per aspettare che Raven, ormai zoppo, torni indietro saltellando. Dà l’okay al pilota sollevando il pollice e comincia a salire la scaletta per accedere al suo jet privato.
È giorno. Una fiammata rigonfia di luce arancione divampa silenziosa dietro il distributore a un chilometro di distanza, come un crisantemo ripreso a fotogramma singolo. È così vasta e complicata nella sua crescita prorompente e incontrollata che Rife si ferma a metà della scala per guardare.
Una potente perturbazione attraversa la fiammata lasciando una traccia lineare nella luce, come un raggio cosmico proiettato in una camera a nebbia. La forza che si sprigiona produce un’onda d’urto chiaramente visibile nella fiammata, un cono luminoso che cresce fino a divenire cento volte più grande dello scuro vertice che l’ha originato: una cosa nera, simile a una pallottola, con quattro zampe che turbinano troppo in fretta per essere viste. È così piccola e veloce che L. Bob Rife non riuscirebbe a vederla, se non fosse diretta proprio contro di lui.
Si apre la strada oltre un esteso groviglio di condutture all’aperto – i tubi che portano il carburante ai jet – saltando alcuni ostacoli, lacerandone altri con le sue unghie metalliche per poi definitivamente squassarli con l’impatto esplosivo delle sue zampe e incendiarne il contenuto con le scintille che solleva ogni volta che tocca terra coi piedini.
Con le zampe aderenti al corpo, effettua un balzo di trenta metri fin sopra un serbatoio murato, utile come trampolino di lancio per un ulteriore salto lungo e arcuato oltre la rete metallica che separa i depositi di carburante dall’aeroporto vero e proprio; adotta, quindi, una poderosa andatura a lunghi balzi, acquistando velocità sul piano perfettamente geometrico della pista e lasciando dietro di sé una lunga lingua di fuoco che si estende pigramente dal centro della conflagrazione e si attorciglia a spirale, a evidenziare le correnti d’aria prodotte dal passaggio del Rattone.
Qualcosa dice a L. Bob Rife di allontanarsi dal jet, che è carico di carburante. Si volta e un po’ salta, un po’ cade dalle scale: è impacciato nei movimenti perché non guarda a terra, ma verso il Rattone.
Il Rattone – un puntino nero in avvicinamento, visibile solo per via dell’ombra contro la fiammata e per la scia di scintille bianche prodotta dall’attrito delle unghie con il suolo – compie un piccolo cambio di rotta.
Non si dirige verso il jet; ma verso di lui. Rife cambia idea e risale gli scalini a tre alla volta. La scala si flette e traballa sotto il suo peso, ricordandogli la fragilità del jet.
Il pilota ha visto arrivare la cosa e, ancor prima di tirare dentro la scala, molla i freni e fa rullare il velivolo lungo la pista di decollo, cercando di togliersi dalla traiettoria del Rattone. Smanetta sui comandi e per poco non fa ribaltare il jet su un’ala, compiendo una curva stretta e velocissima. Non appena individua la linea centrale della pista di decollo, tira i motori al massimo. Ora possono vedere solo davanti e di fianco. Non possono vedere chi li sta inseguendo.
Y.T. è l’unica persona che assiste alla scena. Dopo essere entrata facilmente nell’aeroporto con il suo lasciapassare da korriere, procede a velocità inerziale nella zona di stazionamento degli aerei vicino al terminal dei cargo. Da quella posizione gode di una vista eccellente su quasi un chilometro di pista e assiste a tutta la scena: l’aereo romba lungo la pista e i suoi sportelli si chiudono a causa dell’attrito con l’aria, spara delle fiamme di un blu pallido dagli ugelli del motore nel tentativo di accumulare velocità per il decollo, mentre Fido, che li insegue come un cane che rincorre un grasso postino, fa un ultimo, tremendo zompo e, trasformandosi in un missile Sidewinder, si catapulta di naso contro l’ugello d’uscita del motore sinistro.
Il jet esplode a circa tre metri da terra avvolgendo Fido, L. Bob Rife e il suo virus nella sua bella fiamma catartica.
Che tenero!
Per un attimo rimane immobile a guardare il seguito: arrivano elicotteri della Mafia, dottori che saltano fuori con le loro valigette, sacche di sangue e barelle, soldati della Mafia che corrono tra i jet privati in cerca di qualcuno, a quanto pare. Un’auto della pizza parte sgommando da uno dei parcheggi e una vettura della Mafia vola al suo inseguimento.
Ma dopo un po’ diventa noioso, perciò Y.T. ritorna sullo skate al terminal principale, perlopiù autopropulsa, anche se per un tratto riesce a pionare un’autocisterna.
La mamma l’aspetta nella sua stupida utilitaria vicino al ritiro bagagli della United, come avevano deciso al telefono. Y.T. apre la portiera, butta lo skate sul sedile posteriore e sale.f
«A casa?» domanda la mamma.
«Sì, mi sembra una buona idea.»