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Zio Enzo, per il momento, si tiene la giacca addosso, perché è scura ed essendo foderata di seta non fa troppo rumore. Poi si arrampica sull’ala di uno degli aeroplani per impedire che qualcuno accovacciandosi a terra possa vedergli le gambe. Si accoscia all’estremità dell’ala, apre la bocca per sentire meglio e ascolta.

L’unica cosa che riesce a sentire all’inizio è uno sgocciolio incostante che prima non c’era, come acqua di un rubinetto semiaperto che si riversa su una superficie dura. Il rumore sembra provenire da un aereo vicino. Zio Enzo teme che possano essere perdite di carburante, provocate con l’intenzione di far saltare in aria tutto questo settore dell’aeroporto ed eliminare ogni resistenza in un colpo solo. Scende a terra senza far rumore, gira con cautela intorno a un paio di aeroplani adiacenti, fermandosi in continuazione per ascoltare, e alla fine lo vede: uno dei suoi soldati è stato affisso alla fusoliera d’alluminio di un Learjet con una lunga asta di legno. Il sangue sgorga dalla ferita imbrattandogli i pantaloni, sgocciola dalle scarpe e cade sulla pista.

Dietro di sé Zio Enzo sente un grido breve che si trasforma d’un tratto in un’esalazione gassosa. L’ha già sentito quel rumore. È il rumore di un uomo a cui viene tagliata la gola con un coltello affilato. Si tratta senza dubbio del tenente.

Ha qualche secondo per muoversi liberamente. Non sa neanche con chi ha a che fare, e deve assolutamente saperlo. Corre verso il luogo da cui proveniva l’urlo, cambiando velocemente riparo da un jet all’altro e rimanendo sempre chinato.

Vede un paio di gambe muoversi dall’altra parte della fusoliera di un jet. Zio Enzo è vicino alla punta dell’ala dello stesso aereo. Vi si aggrappa con entrambe le mani, la spinge in basso con tutto il suo peso e poi la lascia andare.

Funziona: il jet oscilla sulle sospensioni verso di lui. L’assassino pensa che Zio Enzo sia appena salito sulla punta dell’ala, così sale sull’ala opposta e aspetta appoggiato di spalle alla fusoliera, in attesa di tendere un agguato a Zio Enzo quando salirà in cima al velivolo.

Ma Enzo è ancora a terra. Corre silenzioso verso la fusoliera, a piedi nudi, si acquatta e salta fuori da sotto impugnando il rasoio. L’assassino – Raven – è esattamente dove Enzo aveva previsto.

Ma Raven si sta già insospettendo; si alza in punta di piedi per guardare sopra la fusoliera e questo movimento pone la sua gola fuori della portata di Zio Enzo. Al suo posto, Enzo si trova davanti un paio di gambe.

Meglio essere prudenti e prendere quello che si può piuttosto che rischiare grosso e poi fallire il colpo: Zio Enzo si avvicina, nonostante Raven abbia abbassato gli occhi su di lui, e gli taglia il tendine di Achille sinistro.

Mentre cerca di mettersi al riparo, qualcosa lo colpisce molto forte al petto. Zio Enzo guarda in basso e con sommo stupore vede un oggetto trasparente che gli spunta sul lato destro del torace. Poi alza lo sguardo e vede la faccia di Raven a cinque centimetri dalla sua.

Zio Enzo si allontana di alcuni passi dall’ala. Raven sperava di piombargli addosso e così, invece, piomba a terra. Enzo si riavvicina brandendo il rasoio, ma l’altro, seduto sulla pista, ha già sfoderato un secondo coltello. Lo affonda nella coscia di Zio Enzo e provoca un certo danno; Enzo si scosta dalla lama e sferra il suo attacco, riuscendo infine a fare un taglio corto ma profondo nella spalla dell’avversario. Raven para con il braccio un ulteriore affondo di Enzo che mirava di nuovo alla gola.

Sono entrambi feriti. Ma Raven, in queste condizioni, non è più veloce di Zio Enzo; è ora di riflettere un pochino. Enzo scappa, anche se muovendosi avverte un terribile dolore su e giù per la parte destra del corpo. Per giunta, sente un colpo sordo sulla schiena; prova un dolore acuto sopra un rene, ma solo per un attimo. Si volta e vede un pezzo di vetro frantumarsi a terra. Raven deve averglielo tirato nella schiena. Ma scagliato senza l’abituale forza, non ha avuto la spinta necessaria a penetrare il tessuto antiproiettile ed è caduto a terra.

Coltelli di vetro. Ecco perché Ky non l’aveva individuato con l’onda millimetrica.

Una volta trovato riparo dietro un aereo, il suo senso dell’udito viene sopraffatto da un elicottero che si avvicina.

È il velivolo di Rife che atterra sulla pista a qualche decina di metri dal jet. Il tuonare delle pale del rotore e le folate di aria sembrano penetrare nel cervello di Zio Enzo. Chiude gli occhi col vento in faccia e perde completamente l’equilibrio, non ha idea di dove si trovi finché non va a sbattere pesantemente al suolo. Il terreno sotto di lui è caldo e scivoloso e Zio Enzo capisce che sta perdendo molto sangue.

Volge lo sguardo alla pista e vede Raven che si dirige verso l’elicottero zoppicando in modo mostruoso, con una gamba ormai praticamente inservibile. Alla fine ci rinuncia e si mette a saltellare sulla gamba buona.

Rife è sceso dall’elicottero. Parla con Raven, che fa dei gesti in direzione di Enzo. Poi Rife annuisce e Raven si volta mostrando i denti bianchi e luminosi. Non è tanto una smorfia, quanto piuttosto un sorriso, come se pregustasse la scena. Comincia a saltellare verso Zio Enzo, tirando fuori un altro coltello di vetro dalla giacca. Il bastardo ne ha un milione di quegli affari.

Sta raggiungendo Enzo, che non riesce neanche ad alzarsi in piedi senza svenire.

Si guarda intorno e non vede altro che uno skateboard e un paio di scarpe costose e dei calzini a sei-sette metri di distanza. Non riesce ad alzarsi, ma può ancora strisciare come un marine e comincia a trascinarsi in avanti sui gomiti, mentre Raven gli si avvicina saltellando su una gamba.

Si incontrano nello spazio aperto tra due jet affiancati. Enzo è a pancia in giù sullo skateboard. Raven è in piedi e con una mano si sorregge all’ala del jet, mentre nell’altra tiene un coltello di vetro luccicante. Ora Enzo vede il mondo offuscato e in bianco e nero, come in un terminal del Metaverso da quattro soldi; così descrivevano la situazione i suoi amici, in Vietnam, prima di morire dissanguati.

«Spero che tu abbia già avuto l’estrema unzione» dice Raven «perché non c’è tempo di chiamare un prete.»

«Non ce n’è bisogno» dice Zio Enzo, e schiaccia sullo skateboard il bottone chiamato “Proiettore a Cono Stretto di Onde d’Urto Sintonizzate RadiKS”.

La scossa per poco non gli fa saltare via la testa. Zio Enzo, se sopravvivrà, non sentirà più come prima. Ma il colpo lo sveglia anche un po’. Solleva la testa dalla tavola e vede Raven lì in piedi, sotto shock e a mani vuote, con mille microframmenti di vetro rotto che gli piovono dalla giacca.

Zio Enzo si gira sulla schiena e fende l’aria con il rasoio. «Personalmente, preferisco l’acciaio» dice. «Ti va una bella rasatura?»