69 / 71
69
«Questa è proprio una di quelle assurdità ad alta tecnologia che non hanno mai funzionato in Vietnam» dice Zio Enzo.
«La Sua obiezione è giustificata. Ma, da allora, la tecnologia ha fatto molti passi avanti» dice Ky, il responsabile della sorveglianza della Ng Security Industries. Ky sta parlando a Zio Enzo attraverso una cuffia radiofonica; il suo furgone, pieno di strumenti elettronici, è appostato a un chilometro di distanza, all’ombra di un magazzino di carico del LAX. «Sto sorvegliando tutto l’aeroporto e tutte le vie d’accesso con un display tridimensionale del Metaverso. Per esempio, so che le medagliette di riconoscimento che Lei soleva portare al collo non ci sono più. So che nella tasca sinistra ha un dollaro e ottantacinque pence di Hong Kong. So che nell’altra tasca ha un rasoio. Piuttosto bello, per giunta.»
«Mai sottovalutare l’importanza di una buona rasatura» dice Zio Enzo.
«Ma non capisco perché Lei abbia uno skateboard.»
«È in sostituzione di quello che Y.T. ha perso di fronte al Comando Operativo Generale del Braccio Esecutivo» dice Zio Enzo. «È una lunga storia.»
«Signore, abbiamo ricevuto un rapporto da uno dei nostri franculati» dice un giovane tenente che indossa una giacca a vento della Mafia e va avanti e indietro per l’area di stazionamento con in mano un walkie-talkie nero. Non è proprio un tenente; la Mafia non fa certo largo uso di gradi militari. Ma per qualche ragione Zio Enzo lo vede come un tenente. «Il secondo elicottero è atterrato nel parcheggio di una zona commerciale a circa quindici chilometri dall’aeroporto dove è stato raggiunto dall’auto della pizza, ha prelevato Rife ed è di nuovo decollato. Stanno per arrivare.»
«Manda qualcuno a prendere l’auto della pizza abbandonata. E dà all’autista una giornata libera» dice Zio Enzo.
Il tenente sembra colto alla sprovvista dal fatto che Zio Enzo si preoccupi di un dettaglio così insignificante. È come se i don andassero su e giù per le autostrade a raccogliere i rifiuti o roba del genere. Ma annuisce rispettoso, avendo appena imparato una cosa: i dettagli contano. Si volta e, andandosene, comincia a parlare nella sua radiolina.
Zio Enzo ha seri dubbi su questo individuo. È un tipo da blazer, abile a gestire l’ordinaria amministrazione di un franculato di Nova Sicilia, ma privo di quel tipo di flessibilità di cui, per esempio, è dotata Y.T. Classico esempio di ciò che non funziona nella Mafia di questi tempi. Il tenente si trova qui solo perché la situazione è cambiata in modo improvviso e, naturalmente, perché hanno perso molti uomini validi sulla Kowloon.
Ky si fa di nuovo sentire via radio. «Y.T. ha appena chiamato la mamma e le ha chiesto di andarla a prendere» dice. «Vuole sentire la loro conversazione?»
«No, a meno che non abbia qualche importanza a livello operativo» dice Zio Enzo seccamente. Altra cosa da cancellare dalla lista: si era preoccupato del rapporto della ragazza con la madre e aveva intenzione di parlargliene.
Il jet di Rife è lì, coi motori al minimo, in attesa di imboccare la pista di decollo. In cabina ci sono il pilota e il copilota. Fino a un’ora fa erano fedeli dipendenti di L. Bob Rife. Poi hanno guardato fuori dal parabrezza proprio mentre i dodici scagnozzi di sicurezza di Rife, appostati intorno all’hangar, venivano, a seconda dei casi, decapitati o sgozzati, oppure si gettavano sulle ginocchia e si arrendevano. A quel punto il pilota e il copilota hanno giurato eterna fedeltà all’organizzazione di Zio Enzo: avrebbe potuto semplicemente scaraventarli fuori dall’elicottero e metterci due suoi piloti, ma così è meglio. Se Rife, per qualche ragione, dovesse riuscire a salire sull’aeroplano, riconoscerebbe i suoi piloti e penserebbe che tutto stia procedendo per il meglio. E il fatto che i piloti siano lì da soli nella cabina senza alcuna supervisione diretta della Mafia servirà solo a sottolineare la grande fiducia che Zio Enzo ha riposto in loro e nel giuramento fatto. Non farà che stimolare il loro senso del dovere. E accrescerà la delusione di Zio Enzo, nel caso dovessero infrangere il loro giuramento. Zio Enzo non ha dubbi su questi piloti.
È meno soddisfatto delle misure adottate qui all’aeroporto, a dire la verità piuttosto frettolose. Come al solito, il problema è l’imprevedibilità di Y.T. Non si aspettava che saltasse giù da un elicottero in volo e riuscisse da sola a sfuggire a L. Bob Rife. In altre parole, prevedeva di dover affrontare, a un certo punto, una trattativa per la liberazione dell’ostaggio, una volta che Rife avesse condotto Y.T. al proprio quartier generale di Houston.
Ma la prevista situazione “ostaggio” non è più valida e Zio Enzo sente che è importante fermare Rife adesso, prima che arrivi nel suo cortile di casa a Houston. Ha richiesto un maggiore dispiego di forze della Mafia e, proprio in questo momento, decine di elicotteri e unità tattiche stanno modificando in fretta la loro rotta e cercano di convergere tutte verso il LAX il più velocemente possibile. Ma, nel frattempo, Enzo è lì con un numero ridotto di guardie del corpo personali, oltre a questo responsabile della sorveglianza tecnica dell’organizzazione di Ng.
Hanno chiuso l’aeroporto. È stato facile: per prima cosa hanno messo delle Lincoln Town Car su tutte le piste di decollo, poi sono andati alla torre di controllo e hanno annunciato che entro pochi minuti sarebbe cominciata la guerra. Il LAX probabilmente non è mai stato così tranquillo in tutta la sua storia. Zio Enzo riesce persino a sentire il rumore lontano delle onde che si infrangono sulla spiaggia a poco meno di un chilometro. È quasi piacevole stare qui. Il clima ideale per farsi una grigliata.
Zio Enzo collabora con Mr Lee, il che significa lavorare con Ng; e Ng, sebbene sia molto competente, ha una inclinazione per la tecnologia che insospettisce Zio Enzo. Preferirebbe un solo buon soldato con le scarpe lucidate, armato di una calibro nove, piuttosto che cento degli strumenti e delle unità radar portatili di Ng.
Venendo qui, si aspettava un ampio campo aperto sul quale affrontare Rife. Invece l’ambiente è tutto ingombro. Alcune decine di jet ed elicotteri sono parcheggiati nell’area di stazionamento. Lì vicino c’è un assortimento di hangar privati, ognuno col proprio parcheggio recintato, pieno di macchine e veicoli di servizio. Inoltre, sono piuttosto vicini al serbatoio che contiene tutte le scorte di carburante dell’aeroporto. Ciò comporta la presenza di tanti tubi, stazioni di pompaggio e accessori vari che spuntano dal terreno. Da un punto di vista tattico, il circondario è più simile a una giungla che a un deserto. L’area di stazionamento e la pista, di per sé, sarebbero più simili a un deserto, ma ci sono dei canali di scolo che possono nascondere una quantità illimitata di uomini. Quindi sarebbe più adeguato paragonare la scena a quella di un combattimento sulle spiagge del Vietnam: una vasta area aperta che si trasforma d’un tratto in una giungla. Non è il posto preferito da Zio Enzo.
«L’elicottero sta avvicinandosi al perimetro dell’aeroporto» dice Ky.
Zio Enzo si rivolge al tenente. «Tutti in postazione?»
«Sissignore.»
«Come lo sai?»
«Hanno tutti confermato di essere pronti pochi minuti fa.»
«Questo non significa proprio niente. E l’auto della pizza?»
«Be’, avevo pensato di farlo più tardi, signore…»
«Devi riuscire a fare più di una cosa alla volta.»
Il tenente, pieno di paura e vergogna, se ne va.
«Ky,» dice Zio Enzo «succede qualcosa di interessante nella tua zona?»
«Assolutamente niente» dice Ng.
«Qualcosa di irrilevante?»
«Alcuni addetti alla manutenzione: tutto normale.»
«Come fai a sapere che sono addetti alla manutenzione e non soldati di Rife travestiti? Hai controllato la loro identità?»
«I soldati hanno dei fucili. Almeno dei coltelli. Il radar mostra che non ne hanno. Come volevasi dimostrare.»
«Sto cercando di ricontrollare che tutti gli uomini siano pronti» dice il tenente. «Ho un piccolo problema con la radio, credo.»
Zio Enzo mette un braccio intorno alle spalle del tenente. «Lascia che ti racconti una storia, figliolo. Dal primo momento che ti ho visto, ho pensato che avessi una faccia familiare. Alla fine ho capito che mi ricordi una persona che conoscevo: un tenente che, per un po’, era stato il mio comandante in Vietnam.»
Il tenente è eccitato. «Davvero?»
«Sì. Era giovane, intelligente, ambizioso, con una buona istruzione. E pieno di buone intenzioni. Ma aveva delle carenze. Era irrimediabilmente incapace di cogliere gli aspetti fondamentali della nostra situazione laggiù. Una specie di blocco mentale, per così dire, che provocava nei suoi sottoposti la più intensa delle frustrazioni. La situazione era rischiosa, figliolo, non ho problemi ad ammetterlo.»
«E come andò a finire, Zio Enzo?»
«Bene. Un giorno, mi assunsi la responsabilità di sparargli alla nuca.»
Gli occhi del tenente si spalancano e la faccia sembra paralizzata. Zio Enzo non ha alcuna simpatia per lui: se fa una cazzata, potrebbe morirci della gente.
Dalla cuffia del tenente giungono altri balbettii radiofonici. «Ah, Zio Enzo…» dice, con molta calma e una certa riluttanza.
«Sì?»
«Mi chiedeva di quell’auto della pizza…»
«Sì?»
«Non c’è.»
«Non c’è?»
«A quanto sembra, quando sono atterrati per raccogliere Rife, un uomo è sceso dall’elicottero, è entrato nell’auto della pizza e l’ha portata via.»
«Dove l’ha portata?»
«Non lo sappiamo, signore, avevamo un solo uomo nella zona ed era occupato a inseguire Rife.»
«Togliti la cuffia» dice Zio Enzo. «E spegni quel walkie-talkie. Hai bisogno delle orecchie.»
«Le orecchie?»
Zio Enzo si accuccia e cammina velocemente fino a trovarsi tra un paio di piccoli jet. Appoggia piano lo skateboard per terra. Poi si slaccia e si toglie le scarpe. Si toglie anche i calzini e li infila nelle scarpe. Prende il rasoio dalla tasca, lo apre e squarcia entrambe le gambe dei pantaloni dall’orlo fino all’inguine, poi tira su la stoffa e la taglia via. Altrimenti il tessuto, scivolando sulle sue gambe pelose, farebbe rumore.
«Mio Dio!» dice il tenente, un paio di aerei più in là. «Al è caduto! Mio Dio, è morto!»