67 / 71
67
Il primo pione colpisce la pancia dell’elicottero, mentre volano bassi sulla Valley. Più che con le orecchie, Y.T. lo sente con le viscere; conosce così bene quel dolce impatto da captarlo come uno di quegli aggeggi sismografici supersensibili che registrano terremoti in corso dall’altra parte del pianeta. Poi, in rapida successione, un’altra mezza dozzina di pioni colpisce il velivolo e lei deve far forza su se stessa per non sporgersi e guardare fuori dal finestrino. È ovvio. La pancia dell’elicottero è una solida parete d’acciaio sovietico. Tiene i pioni come la colla. Ah, se solo continuassero a volare abbastanza bassi da essere pionati! Del resto, lo devono fare se non vogliono farsi individuare dai radar della Mafia.
Sente la radio gracchiare sul davanti. «Prendi quota, Sasha! Stai raccattando parassiti.»
Guarda fuori dal finestrino. L’altro elicottero, il piccolo velivolo aziendale metallizzato, viaggia parallelo a loro, un po’ più in alto, e tutti i suoi passeggeri stanno guardando fuori dal finestrino e osservano il suolo sotto di loro. Eccetto Raven. Raven è ancora collegato al Metaverso.
Merda. Il pilota sta portando l’elicottero a una maggiore altitudine.
«Va bene, Sasha. Li hai persi» dice la radio. «Ma hai ancora un paio di aggeggi da pionaggio appesi alla pancia, perciò assicurati che non vadano a impigliarsi in qualcosa. I cavi sono più forti dell’acciaio.»
Quanto basta per Y.T. Apre la portiera e si butta fuori dall’elicottero.
Almeno così sembra a chi sta all’interno. In realtà lei, cadendo, si aggrappa a una maniglia e resta a penzolare, dallo sportello aperto che ondeggia, con la faccia rivolta verso la pancia dell’elicottero, cui sono attaccati un paio di pioni; dieci metri più in basso, vede le manopole penzolare all’estremità dei loro cavi, oscillanti nella corrente d’aria. Guardando all’interno dell’abitacolo non riesce a sentire Rife, ma lo vede gesticolare, seduto vicino al pilota: Giù, portalo giù!
Proprio come pensava. Questa storia degli ostaggi è una lama a doppio taglio. Lei è del tutto inutile a Rife se lui non la tiene in pugno – e tutta intera.
L’elicottero comincia a perdere quota, dirigendosi di nuovo verso la doppia striscia del loglo che delinea il viale sotto di loro. Y.T., dondolandosi avanti e indietro appesa allo sportello, riesce finalmente a spingersi abbastanza lontano da agganciare un cavo di pione col piede.
La prossima operazione farà un male pazzesco. Ma lo spesso tessuto della tuta dovrebbe salvarla da eccessive sbucciature. E la vista di Tony che si allunga verso di lei nel tentativo di afferrarla per la manica rafforza la sua naturale tendenza a non pensarci su troppo. Stacca una mano dallo sportello dell’elicottero, afferra il cavo del pione, gli fa fare un paio di giri intorno all’esterno del suo guanto e molla lo sportello anche con l’altra mano.
Aveva indovinato. Fa un male pazzesco. Oscillando sotto la pancia dell’elicottero, fuori dalla portata di Tony, sente schioccare qualcosa dentro la mano – probabilmente uno di quei minuscoli ossicini. Ma riesce ad avvolgersi il cavo attorno al corpo, proprio come aveva fatto Raven quella volta che si era calato con lei dalla nave, e a intraprendere una sicura e bruciante scivolata fino in fondo.
Fino alla manopola, cioè. L’aggancia alla cintura, per non rischiare di cadere, e si dibatte per un minuto buono – così le sembra – finché riesce a liberarsi dal cavo, restando appesa solo per la vita a girare e rigirare su se stessa, sospesa tra l’elicottero e la strada, in balia di forze incontrollabili. Poi afferra la manopola con entrambe le mani e la sgancia dalla cintura, trovandosi di nuovo appesa per le braccia – questo era lo scopo dell’esercizio. Ruotando su se stessa, vede l’altro elicottero in alto, un po’ spostato di lato rispetto a lei, scorge le facce che la guardano, sa che Rife sta seguendo tutta la scena via radio.
Sicuro. L’elicottero dimezza quasi la sua velocità e perde un po’ quota.
Schiacciando un altro bottone, lascia svolgere il cavo in tutta la sua lunghezza e, in un momento carico di tensione, precipita di sette metri. Sta volando, quattro o cinque metri al di sopra dell’autostrada, forse a settanta chilometri orari. I cartelli con i logo le schizzano a fianco come meteore. A parte l’orda di korrieri, non c’è tanto traffico.
L’elicottero della RARE, sbatacchiando, le arriva pericolosamente vicino; Y.T. alza gli occhi, solo per un istante, e vede Raven che la guarda dal finestrino. Per un attimo si è portato gli occhialoni sulla fronte. Il volto di lui ha un’espressione tipica e Y.T. capisce che non è per niente incazzato con lei. La ama.
Lascia andare la manopola e precipita in caduta libera.
Allo stesso tempo fa scattare il dispositivo manuale del colletto cervicale e attiva la funzione “omino Michelin” al massimo: minuscole cartucce di gas detonano in alcuni punti strategici del suo corpo. La più grossa le esplode sulla nuca come un petardo gigante, trasformando il colletto della tuta in una borsa di gas cilindrica che si gonfia all’istante avvolgendole tutta la testa. Altri airbag le esplodono attorno al dorso e al bacino, con particolare riguardo per la colonna vertebrale. Le giunture sono già protette dal rinforgel.
Il che non significa che non si fa male quando atterra. Ovviamente non riesce a vedere nulla, per via dell’airbag che ha intorno alla testa. Ma si sente rimbalzare almeno dieci volte. Fa una scivolata di quasi mezzo chilometro e, a quanto pare, carambola su alcune macchine che si trovano sulla sua traiettoria; sente le loro ruote stridere. Alla fine cade di culo su un parabrezza, lo rompe, e si ritrova distesa di sbieco sui sedili anteriori di un’auto che va a sbattere contro una barriera spartitraffico. Quando nulla più si muove, l’airbag si sgonfia e lei se lo strappa via dalla faccia.
Le fischiano le orecchie o qualcosa di simile. Non riesce a sentire nulla. Forse le sono scoppiati i timpani quando gli airbag si sono sgonfiati.
Ma c’entra forse anche il grosso elicottero, che di rumore ne fa non poco. Esce dall’auto e si trascina sul cofano, sentendo sotto di sé pezzetti di vetro di sicurezza disegnare graffi paralleli sulla verniciatura.
Il grosso elicottero sovietico di Rife è proprio lassù, che volteggia sei-sette metri al di sopra del viale e, quando Y.T. lo vede, ha già accumulato un’altra dozzina di pioni. Con gli occhi segue i cavi fino al livello della strada e vede i korrieri che tengono stretti i loro fili; questa volta non lo lasciano andare.
Rife si insospettisce e l’elicottero prende un po’ quota, sollevando i korrieri dalle loro tavole. Ma un semirimorchio col doppio fondo scarica un piccolo esercito di korrieri – saranno un centinaio quelli già pionati al povero arnese – e nel giro di qualche secondo tutti i MagnetoPioni sono in volo e almeno la metà si attacca alla blindatura al primo colpo. L’elicottero subisce uno scarto improvviso verso il basso e tutti i korrieri toccano di nuovo terra. Altri venti korrieri arrivano di slancio e lo agganciano; quelli che non ci riescono si aggrappano alla manopola di qualcun altro e aggiungono il loro peso. L’elicottero cerca più volte di salire ma, a questo punto, è come se fosse incatenato all’asfalto.
Comincia a scendere. Tra i korrieri si apre un ampio varco in modo che l’elicottero atterri al centro di un’esplosione radiale di cavi di pione.
Tony, l’uomo della sicurezza, scende dallo sportello aperto e, lentamente, sollevando bene le ginocchia, si avvia attraverso la rete di cavi, mantenendo in qualche modo l’equilibrio e la dignità. Si allontana dall’elicottero fino a togliersi dal raggio delle pale del rotore, poi tira fuori un Uzi da sotto la giacca a vento e spara una raffica contro di loro.
«Staccate quegli aggeggi del cazzo dal nostro elicottero!» grida.
I korrieri perlopiù obbediscono. Non sono stupidi.
Y.T. cammina ormai sulla terraferma, al sicuro; la missione è compiuta, il codice è stato eseguito, non c’è più ragione di molestare questi tizi. Staccano i pioni dalla pancia dell’elicottero e riavvolgono i cavi.
Tony si guarda intorno e vede Y.T. Cammina dritta verso l’elicottero. Il corpo slogato si muove in modo strano.
«Risali sull’elicottero, fortunella del cazzo!» dice lui.
Y.T. raccoglie una manopola di pione che nessuno si è ancora preoccupato di riavvolgere sulla bobina. Schiaccia il bottone che spegne l’elettromagnete e il pione si stacca dalla blindatura dell’elicottero. Lo riavvolge, fino a quando tra la bobina e il pione rimane circa un metro di cavo.
«Una volta ho letto di un tizio di nome Achab» dice lei, facendo turbinare il pione sopra la sua testa. «Aveva avvolto il cavo del pione intorno alla cosa che voleva pionare. Fu un grande errore.»
Lancia il pione, che vola a intersecare il piano di rotazione delle pale del rotore, vicino al centro del velivolo; Y.T. vede il cavo infrangibile attorcigliarsi attorno alle parti delicate del perno del rotore, come una garrota attorno al collo di una ballerina. Attraverso il parabrezza vede la reazione di Sasha, che schiaccia interruttori e tira leve spasmodicamente, con la bocca che emette una lunga serie di imprecazioni in russo. La manopola del pione le scivola via dalla mano e lei la vede andare a sbattere contro il centro del velivolo, come risucchiata in un buco nero.
«Credo che, come molti altri, non sapesse quand’era il momento di lasciare la presa» dice lei. Poi si volta e si allontana dall’elicottero. Alle sue spalle sente grossi pezzi di metallo sbattere nel modo sbagliato e infrangersi l’uno contro l’altro ad alta velocità.
Rife l’aveva capito in anticipo. È già lì che corre in mezzo all’autostrada con un mitragliatore in mano, in cerca di un’auto da requisire. In alto, l’elicottero della RARE volteggia e osserva; Rife alza gli occhi verso il velivolo, con la mano gli fa cenno di proseguire e urla: «Andate al LAX! Andate al LAX!».
L’elicottero fa un ultimo giro sulla scena, osservando Sasha che spegne il velivolo semidistrutto; i korrieri furiosi che assaltano e disarmano Tony e Frank e il presidente; Rife che se ne sta in mezzo alla corsia di sinistra e obbliga un’auto di CosaNostra Pizza a fermarsi, facendo uscire l’autista. Ma Raven non si cura per nulla di tutto questo.
Guarda Y.T. dal finestrino. E quando, alla fine, l’elicottero si slancia in avanti e accelera nella notte, lui le sorride sollevando il pollice. Y.T. si morde le labbra e solleva il medio. E con ciò la loro relazione è finita – una volta per tutte, si spera.
Y.T. prende in prestito una tavola da uno skater intimorito, si spinge dall’altra parte della strada verso il Buy ’n’ Fly più vicino e prova a chiamare la mamma per farsi venire a prendere.