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Il Raft ha un’aria misteriosamente allegra da qualche miglio di distanza. Una dozzina di fari e almeno altrettanti laser sono montati sulla sovrastruttura torreggiante della Enterprise, che oscilla da una parte all’altra sullo sfondo delle nuvole come una prima a Hollywood. Più da vicino non sembra così vivace e brillante. Il vasto e ingarbugliato intrico di barchette irradia una nuvola di luce giallo cupo che rovina il contrasto.

Alcuni punti del Raft sono in fiamme. Non si tratta di cose tipo simpatici e allegri falò, ma di una fiamma che ribolle in alto e da cui esce del fumo nero, come quello prodotto da grosse quantità di benzina.

«Guerra fra bande rivali, forse» teorizza Eliot.

«Per il controllo delle fonti energetiche» ipotizza Hiro.

«Per divertimento» dice Occhiodipesce. «Non hanno la TV via cavo su questo Raft del cazzo.»

Prima di tuffarsi tutti nell’inferno vero e proprio, Eliot toglie il tappo del serbatoio e ci infila l’asta per controllare il livello delle scorte di carburante. Non dice niente, ma non ha un’aria particolarmente felice.

«Spegnete tutte le luci» dice Eliot quando sembrano trovarsi ancora ad alcune miglia di distanza. «Ricordatevi che siamo già stati avvistati da alcune centinaia o addirittura migliaia di uomini armati e affamati.»

Vic è già in giro per la barca a spegnere le luci tramite il semplice espediente di un martello a punta tonda. Occhiodipesce se ne sta lì intento ad ascoltare Eliot, improvvisamente pieno di rispetto nei suoi confronti. Eliot continua: «Toglietevi tutti i vestiti arancione brillante, anche se vi prenderete un po’ di freddo. D’ora in poi restiamo sul ponte, ci esponiamo il meno possibile e non ci parliamo a meno che non sia necessario. Vic, tu stai al centro della nave con un fucile e aspetti che qualcuno ci punti contro un riflettore. Chiunque ci illumini con un riflettore, da qualsiasi direzione – tu gli spari. Comprese le luci intermittenti di piccole barche. Hiro, tu hai il compito di pattugliare il parapetto. Devi solo continuare a girare intorno ai bordi dello yacht, dovunque un nuotatore possa tentare di arrampicarsi e sgusciare a bordo; se succede – tu gli mozzi le braccia. Inoltre, fai attenzione a qualsiasi cosa assomigli a un rampino. Occhiodipesce, qualsiasi oggetto galleggiante in un raggio di trenta metri – tu lo affondi.

«Se vedi dei tizi del Raft con delle antenne che gli spuntano dalla testa, uccidili per primi, perché possono parlare tra di loro.»

«Delle antenne che spuntano dalla testa?» dice Hiro.

«Già. Specie di gargoyle del Raft» dice Eliot.

«Chi sono?»

«Come cazzo faccio a saperlo? Le ho solo viste un po’ di volte da lontano. Comunque vi porterò dritti verso il centro e, una volta che saremo abbastanza vicini, svolterò a destra e comincerò a girare intorno al Raft in senso antiorario, in cerca di qualcuno che sia disposto a venderci del carburante. Se la peggiore delle ipotesi si avvera e andiamo a finire sul Raft, stiamo ben uniti e ingaggiamo una guida, perché se cercassimo di muoverci per il Raft senza l’aiuto di qualcuno che conosce la rete, ci troveremmo in una brutta situazione.»

«Cioè, che tipo di brutta situazione?» domanda Occhiodipesce.

«Tipo rimanere sospesi in una rete da carico, fetente e coperta di viscidume, tra due navi che dondolano in senso opposto, con niente sotto di noi se non acqua ghiacciata piena di ratti appestati, rifiuti tossici e balene killer. Altre domande?»

«Sì» dice Occhiodipesce. «Posso andare a casa subito?»

Ma bene. Se ha paura Occhiodipesce, allora anche Hiro.

«Ricordatevi quel che è successo al pirata Bruce Lee» dice Eliot. «Era ben armato e molto potente. Un giorno si è accostato a una scialuppa di salvataggio piena di profughi, alla ricerca di un buco caldo per la minchia, ed è morto prima ancora di rendersene conto. Ora ci sono molte persone che vogliono farci fare la stessa fine.»

«Non c’è qualcuno tipo sbirri?» domanda Vic. «Avevo sentito che c’erano.»

In altre parole, Vic ha passato molto del suo tempo libero a vedere film ambientati sul Raft, a Times Square.

«La gente sulla Enterprise non va mica troppo per il sottile» dice Eliot. «Tutt’intorno al ponte di volo ci sono dei mitragliatori appostati – grossi Gatling come la nostra Ragione, solo che hanno pallottole più grandi. All’inizio erano stati messi lì per intercettare e abbattere i missili Exocet. Colpiscono con la forza di un meteorite. Se della gente sul Raft si comporta male, loro allontanano il problema. Ma un piccolo omicidio o una piccola rissa non sono sufficienti per attirare la loro attenzione. Se si tratta di un duello di razzi tra due organizzazioni di pirati rivali, allora le cose cambiano.»

D’un tratto vengono inchiodati da un faro così grosso e potente da renderli incapaci di vedere alcunché nei suoi pressi.

Poi è di nuovo buio, e la fiammata con riverbero di un colpo sparato da Vic attraversa l’acqua.

«Bel colpo» dice Occhiodipesce.

«È tipo una di quelle barche da trafficanti di droga» dice Vic guardando attraverso il magico dispositivo ottico. «Ci sono cinque uomini a bordo. Vengono nella nostra direzione.» Spara un’altra cartuccia. «Mi correggo. Ce ne sono quattro.» Boom. «Mi correggo, non vengono più nella nostra direzione.» Boom. Una palla di fuoco prorompe dall’oceano a sessanta metri di distanza. «Mi correggo. Non c’è nessuna barca.»

Occhiodipesce ride e si dà una pacca sulla coscia. «Stai registrando tutto quello che succede, Hiro?»

«No» dice Hiro. «Non si vedrebbe nulla.»

«Oh.» Occhiodipesce sembra preso alla sprovvista, come se questo cambiasse tutto.

«Questa è la prima ondata» dice Eliot. «Pirati ricchi in cerca di facili bottini. Ma hanno molto da perdere, quindi si spaventano facilmente.»

«Là in fondo c’è un’altra grossa barca tipo yacht,» dice Vic «ma stanno facendo dietrofront.»

Al rumore profondo del grosso diesel del loro yacht sentono sovrapporsi il gemito acuto di un piccolo motore fuoribordo.

«Seconda ondata» dice Eliot. «Aspiranti pirati. Questi tizi arriveranno molto più rapidamente, quindi state all’erta.»

«Questo affare tiene un radar a onde millimetriche» dice Occhiodipesce. Hiro lo guarda; ha la faccia illuminata, dal basso, dallo schermo di cui è dotata la Ragione. «Vedo questi tizi come alla luce del giorno.»

Vic esplode alcuni colpi, toglie il caricatore dal fucile, ne spinge dentro un altro.

Uno zodiac schizza di fianco a loro, vola sulla cresta delle onde, colpendoli con deboli raggi intermittenti. Occhiodipesce spara un paio di colpi con la Ragione, lanciando nuvole di vapore caldo nella fredda aria della notte, ma li manca.

«Risparmia le munizioni» dice Eliot. «Finché non rallentano un po’ non potranno mai colpirci, neanche con gli Uzi. E tu non potrai colpire loro nemmeno col radar.»

Un secondo zodiac sfreccia di fianco a loro, più vicino dell’altro. Vic e Occhiodipesce tengono entrambi il fucile in mano. Lo sentono fare dei giri intorno a loro, poi invertire la rotta e tornare nella direzione da cui era venuto.

«Quelle due barche si stanno riunendo là fuori» dice Vic. «Ce ne sono altre due. Quattro in totale. Stanno parlando.»

«Siamo stati localizzati» dice Eliot «e stanno mettendo a punto le loro tattiche. La prossima volta faranno sul serio.»

Un secondo più tardi, dal retro dello yacht, dove si trova Eliot, risuonano due esplosioni fantasticamente forti, accompagnate da rapidi lampi di luce. Hiro si volta appena in tempo per vedere un corpo che crolla sul ponte. Non è Eliot. Eliot è lì accovacciato con in mano il suo enorme ammazza-halibut.

Hiro corre là in fondo, guarda verso il nuotatore morto alla luce fioca che si diffonde dalle nuvole. Non ha niente addosso, a parte uno spesso strato di grasso nero e una cintura con una pistola e un coltello. Stringe ancora tra le mani la fune che ha usato per salire a bordo. La fune è attaccata a una rampino che si è agganciato nella vetroresina rotta e frastagliata su una fiancata dello yacht.

«La terza ondata sta arrivando un po’ in anticipo» dice Eliot con voce acuta e tremante. Si sforza così tanto di sembrare calmo da sortire l’effetto opposto. «Hiro, questo fucile ha ancora tre colpi e l’ultimo sarà per te se un altro di questi figli di troia salirà a bordo.»

«Scusa» dice Hiro. Estrae la corta wakizashi. Si sentirebbe meglio se potesse tenere la calibro nove nell’altra mano, ma ha bisogno di una mano libera per tenersi in equilibrio e non cadere in acqua. Fa un rapido giro intorno allo yacht in cerca di altri rampini ed effettivamente ne trova un altro dalla parte opposta, aggrappato a una sbarra del parapetto – mentre una fune tesa si tuffa nell’acqua.

Rettifica: è un cavo teso. La spada non è in grado di tagliarlo. Ed è talmente teso che Hiro non riesce a sganciare il rampino dalla sbarra.

Mentre è lì accovacciato a smanettare con il rampino, dall’acqua emerge una mano unta che gli afferra il polso. Una seconda mano cerca a tastoni l’altra mano di Hiro, e invece gli prende la spada. Hiro libera l’arma con uno strattone, sentendo che sta facendo del male, e affonda la wakizashi in un punto tra quelle due mani, proprio mentre qualcuno sta cercando di addentare i coglioni di Hiro. Ma sono protetti – la tuta da motociclista ha una coppa di plastica dura – e quindi questo pescecane umano addenta soltanto il tessuto antiproiettile. Poi molla la presa e cade in mare. Hiro sgancia il rampino e lo butta in acqua.

Vic spara tre colpi in rapida successione e una palla di fuoco illumina un’intera fiancata della nave. Per un attimo riescono a vedere qualsiasi cosa si trovi in un raggio di centro metri intorno a loro e l’effetto è l’equivalente di accendere le luci della cucina a notte fonda e scoprire che è piena di ratti. Ci sono almeno una dozzina di barchette lì intorno.

«Hanno le bottiglie molotov» dice Vic.

Anche la gente sulle barche può vedere loro. Volano proiettili traccianti da diverse direzioni. Hiro vede fiammate di bocche di fucile in almeno tre punti. Occhiodipesce apre il fuoco una volta, due volte con la Ragione, spara solo brevi raffiche di qualche dozzina di proiettili ciascuna e produce una palla di fuoco, quest’ultima un po’ più lontana dallo yacht.

Sono almeno cinque secondi che Hiro non si muove, perciò controlla di nuovo la zona in caso ci siano altri rampini e riprende il giro intorno allo yacht. Stavolta è chiaro. Le due teste unte devono aver lavorato in coppia.

Una molotov disegna un arco nel cielo e si schianta sulla fiancata destra della nave, dove non può fare troppi danni. Dentro sarebbe stato molto peggio. Occhiodipesce usa la Ragione per innaffiare la zona di provenienza della molotov, ma ora che è tutto illuminato dalle fiamme, quel lato della barca attira i colpi delle armi leggere. Sotto quella luce, dal punto in cui si è nascosto Vic, Hiro vede scorrere dei rivoli di sangue.

Guardando verso il porto vede qualcosa di lungo, stretto e piuttosto basso sul livello dell’acqua, da cui emerge il torso di un uomo. L’uomo ha lunghi capelli che gli cadono sulle spalle e tiene un’asta di due metri e mezzo in mano. Proprio quando Hiro lo avvista, quello la lancia.

L’arpione percorre alcuni metri sul mare aperto. Le mille sfaccettature della punta di vetro rifrangono i raggi di luce facendola sembrare una meteora. Colpisce Occhiodipesce alle spalle, penetra facilmente nel tessuto antiproiettile che indossa sotto il vestito e gli trapassa completamente il corpo. Per l’impatto, Occhiodipesce balza in aria e finisce fuori dalla nave; cade in acqua di faccia, ormai morto.

Annotazione mentale: le armi di Raven non vengono individuate dal radar.

Hiro si volta in direzione di Raven, ma se n’è già andato. Altre due teste unte, fianco a fianco, scavalcano il parapetto a circa tre metri di distanza da Hiro, ma per un attimo rimangono abbagliate dalle fiamme. Hiro tira fuori la calibro nove, gliela punta contro e continua a premere il grilletto finché quelli non sono entrambi caduti di nuovo in acqua. Non sa bene quanti colpi gli siano rimasti.

Si sente un colpo accompagnato da un sibilo, dopodiché la luce della fiamma si indebolisce per poi spegnersi definitivamente. Eliot l’ha bloccata con un estintore.

Lo yacht si muove di scatto sotto i piedi di Hiro e lui cade di faccia sul ponte della nave. Rialzandosi si rende conto che hanno appena urtato o, forse, sono appena stati urtati da qualcosa di grosso. Si sente un tonfo e poi un rumore di piedi che corrono sul ponte. Hiro sente alcuni di questi piedi vicino a sé, lascia cadere la wakizashi, tira fuori la katana girando su se stesso e con la lunga lama taglia qualcuno a metà. Nel frattempo gli ficcano un coltello nella schiena, ma la lama non penetra il tessuto, fa solo un po’ male. Libera con facilità la katana – per pura fortuna, perché si è dimenticato di bloccare il colpo – che avrebbe potuto rimanere conficcata là dentro. Si gira di nuovo, para d’istinto una coltellata di un’altra testa unta, solleva la katana e gliela scaglia nella scatola cranica. Questa volta lo fa correttamente – uccide senza affondare la spada. Altre due teste unte gli sono addosso. Hiro sceglie una direzione, gira l’arma di piatto e ne decapita uno. Poi si gira dall’altra parte. Un’altra testa unta caracolla verso di lui sul ponte oscillante brandendo una mazza acuminata ma, a differenza di Hiro, manca di equilibrio. Hiro si spinge faticosamente verso di lui, tenendo il centro di gravità esattamente al di sopra dei piedi, e lo impala con la katana.

Un’altra testa unta assiste attonita all’evolvere della situazione, dall’alto, vicino alla prua. Hiro gli spara e anche questo crolla sul ponte. Altre due teste unte saltano giù dalla barca di loro spontanea volontà.

Lo yacht è incagliato in un intrico di vecchie funi schifose e reti da carico, stese sulla superficie dell’acqua per tendere un tranello ai poveri babbei come loro. Il motore dello yacht continua a sforzarsi, ma il propulsore non si muove; qualcosa si è impigliato nell’albero motore.

Non c’è più traccia di Raven, ormai. Forse voleva colpire solo Occhiodipesce. Forse non voleva rimanere incagliato nella rete. Forse pensava che, una volta eliminata la Ragione, le teste unte si sarebbero occupate del resto.

Eliot non è più ai controlli. Non è nemmeno più sullo yacht. Hiro urla il suo nome, ma non riceve risposta. Non è nemmeno lì a dibattersi nell’acqua. L’ultima cosa che ha fatto era sporgersi dal bordo della barca con l’estintore, per spegnere la fiamma della molotov; quando si sono fermati di colpo, deve essere scivolato in acqua.

Sono molto più vicini alla Enterprise di quanto credesse. Si sono mossi di un bel po’ sull’acqua, durante il combattimento; si sono avvicinati più di quanto avrebbero dovuto. In effetti, Hiro, a questo punto, è completamente circondato dal Raft. Una debole e tremolante illuminazione proviene dai resti in fiamme degli zodiac che trasportavano le molotov, rimasti impigliati nella rete.

Hiro pensa che non sarebbe saggio riportare lo yacht in mare aperto. C’è un po’ troppa competizione là fuori. Va avanti. La valigia che serve da fonte energetica nonché da riserva di munizioni per la Ragione, è aperta vicino a lui sul ponte, mentre sullo schermo a colori si legge: SPIACENTE, ERRORE DI SISTEMA. RESETTA E RIPROVA, GRAZIE.

Poi, mentre Hiro lo sta guardando, comincia a friggere e va in effetto neve.

Vic è stato colpito da una raffica di mitragliatore ed è morto anche lui. Attorno a loro, una mezza dozzina di barche dondolano sulle onde, impigliate nella rete – tutti yacht di bell’aspetto. Ma si tratta di scafi vuoti, privati dei motori e di tutto il resto. Proprio come richiami per anatre di fronte al nascondiglio di un cacciatore. Lì vicino, un cartello verniciato a mano che ondeggia su una boa reca la scritta CARBURANTE in inglese e in altre lingue.

Più in là, verso il mare aperto, alcune delle navi che prima li avevano inseguiti esitano a procedere e si mantengono bene alla larga dalla rete. Sanno che non possono entrare qui dentro; questo è il territorio esclusivo dei nuotatori nero-unti, i ragni della rete – che però sono ormai quasi tutti morti.

Se arriva sul Raft, non potrà andargli peggio di così. O sì?

Lo yacht dispone di un piccolo dinghy – il più piccolo degli zodiac gonfiabili – con un minuscolo motore fuoribordo. Hiro lo mette in acqua.

«Vengo con te» dice una voce.

Hiro si volta, estraendo la pistola, e si ritrova con l’arma puntata sulla faccia del cameriere filippino. Il ragazzo batte le ciglia, ha un’aria un po’ sorpresa, ma non particolarmente spaventata. Ha bazzicato i pirati, in fin dei conti. Per questo motivo, neanche tutti quei morti sullo yacht sembrano turbarlo più di tanto.

«Ti farò da guida» dice il ragazzo. «Ba la zin ka nu pa ra ta…»