37 / 71

37

La mamma di Y.T. lavora a Fedlandia. Ha parcheggiato la sua utilitaria nel piccolo scompartimento numerato per il quale deve pagare ai Fed una somma pari a circa il dieci per cento del suo salario (se non le sta bene può prendere un taxi o venire a piedi) e ha fatto a piedi alcuni piani di una rampa a elica in cemento armato, illuminata da una luce accecante lungo la quale la maggior parte degli spazi – quelli migliori, quelli vicini alla superficie –, benché vuoti, sono comunque riservati a persone diverse da lei. Salendo, si mantiene sempre al centro della rampa, tra le schiere di macchine parcheggiate, in modo che i ragazzi del COGBE non pensino che voglia nascondersi, andare a zonzo, sottrarsi al proprio dovere, darsi per malata o fumare.

In prossimità dell’entrata sotterranea dell’edificio si è tolta gli oggetti metallici che aveva in tasca e i pochi gioielli e, prima di attraversare il detector, li ha buttati in una lurida vaschetta di plastica. Ha mostrato il distintivo, firmato e registrato l’ora digitale. È stata perquisita da una ragazza del COGBE. Seccante, ma mai come sottoporsi a una perquisizione delle cavità corporee. Hanno il diritto di farle una perquisizione delle cavità corporee anche tutti i giorni, se vogliono. Una volta gliela hanno fatta tutti i giorni per un mese. Accadde proprio dopo che era intervenuta a un meeting sollevando il dubbio che il direttore stesse sbagliando un importante progetto di programmazione. Era stata un’azione punitiva e violenta, lo sapeva bene, ma aveva sempre desiderato fare qualcosa per il proprio paese, e quando lavori per i Fed, accetti implicitamente di avere a che fare con un po’ di faziosità politica. E che, in quanto persona di basso livello, sarai proprio tu a soffrirne le conseguenze più gravi. Più tardi, salendo la scala governativa, non dovrai più ingoiare così tanta merda. Lungi da lei l’idea di litigare con la sua direttrice. Questa, Marietta, non è a un livello governativo stratosferico, ma è introdotta. Ha degli agganci. Marietta conosce gente che conosce gente. Marietta è andata a dei cocktail party a cui erano andate delle persone che… be’, ti avrebbero fatto uscire gli occhi dalle orbite.

È passata attraverso la perquisizione a colletti spiegati. Si è rimessa la roba nelle tasche. Ha fatto una mezza dozzina di rampe di scale a piedi prima di arrivare al suo piano. Qui funzionano ancora gli ascensori, ma alcune persone molto altolocate di Fedlandia hanno fatto sapere – niente di ufficiale, certo, ma questa gente sa bene come far arrivare i messaggi – che risparmiare energia è un dovere. E i Fed il dovere lo prendono molto sul serio. Dovere, lealtà, responsabilità. Il tessuto connettivo che ci unisce tutti a formare gli Stati Uniti d’America. Così le trombe delle scale sono piene di lana sudata e pelle schioccante. Se per caso prendi l’ascensore, nessuno ti dice niente, ma verrebbe notato. Notato, registrato e valutato. La gente ti guarderebbe, ti scruterebbe dall’alto in basso, come per dire: che ti è successo, ti sei slogato la caviglia? Fare le scale non è un problema.

I Fed non fumano. I Fed di norma non eccedono nel mangiare. Il programma sanitario è molto particolareggiato, contiene importanti incentivi; se ti appesantisci e ansimi un po’ troppo, nessuno ti dice niente – sarebbe scortese – ma, camminando attraverso il mare di scrivanie, sentiresti come una pressione, un senso di inadeguatezza, chiunque alzerebbe lo sguardo per soppesare la massa delle tue chiappe e si guarderebbe intorno come se, per un tacito accordo, tutti i colleghi si stessero chiedendo: chissà che punteggio ha accumulato nel programma sanitario?

Così la mamma di Y.T., a furia di tic e di tac con le sue scarpe di vernice nere, ha fatto le scale per raggiungere il suo ufficio che, in realtà, non è che una grande stanza con una serie di postazioni dotate di computer e disposte a griglia. Un tempo era suddivisa in scompartimenti, ma ai ragazzi del COGBE non piaceva quella divisione e si chiedevano che cosa sarebbe successo in caso di evacuazione. Tutti quegli scompartimenti avrebbero impedito il libero flusso di panico scatenato. E allora via gli scompartimenti. Solo postazioni e sedie. Via anche le scrivanie – incoraggiano l’uso della carta, pratica arcaica e frutto di un malinteso spirito di corpo. Che c’è di tanto speciale nel tuo lavoro da spingerti a scrivere qualcosa su un foglio di carta che puoi vedere solo tu? A chiuderlo in un cassetto di scrivania? Quando si lavora per i Fed, ogni cosa che fai è proprietà degli Stati Uniti d’America. Si lavora al computer. Il computer conserva una copia di tutto, in modo che se ti ammali o ti succede qualcosa, i tuoi colleghi e direttori possano accedere al tuo lavoro. Se vuoi prendere appunti o fare disegnini telefonando, sei liberissimo di farlo a casa, nel tuo tempo extralavorativo.

Ed è anche una questione di intercambiabilità. Chi lavora per i Fed, al pari di un militare, viene considerato una parte intercambiabile. Che succede se il tuo computer si guasta? Te ne stai lì con le mani in mano finché non si aggiusta? Nossignore, ti sposti su un altro computer e ti metti a lavorare là. E con mezza tonnellata di roba personale nascosta nei cassetti e sparsa sul piano della scrivania, non si ha la flessibilità necessaria.

Quindi, in un ufficio dei Fed non esiste carta. Tutte le postazioni sono uguali. La mattina entri e ne scegli una a caso, ti siedi e cominci a lavorare. Potresti tentare di scegliere un computer in particolare e cercare di sedertici davanti tutti i giorni, ma verrebbe notato. In genere, si prende il computer libero più vicino alla porta. In tal modo, quelli che arrivano prima occupano i posti più vicini e a chi arriva più tardi restano quelli in fondo alla stanza, così, per il resto della giornata, si capisce all’istante chi sono gli individui svegli e quelli che – secondo i bisbigli degli impiegati nelle toilette – hanno dei problemi.

Non che sia un gran segreto chi sia il primo a entrare. Quando la mattina registri il tuo nome su un computer, non è che il computer centrale non lo noti. Il computer centrale nota praticamente tutto. Tiene conto di ogni tasto che batti – per tutto il giorno –, dell’ora in cui l’hai battuto, precisa al microsecondo, se era il tasto giusto o sbagliato, quanti errori fai e quando. Tutto ciò che ti viene chiesto è di stare davanti al computer dalle otto alle cinque, con una pausa pranzo di mezz’ora e un intervallo per il caffè di dieci minuti, ma se ti limitassi a seguire quel programma, verrebbe certamente notato. Ecco perché la mamma di Y.T. scivola al primo computer libero e registra il suo nome sulla macchina alle sette meno un quarto. Ci sono già cinque o sei persone, si sono registrate sui computer più vicini all’entrata, ma il suo non è male. Mantenendo comportamenti come questo, potrà contare su una carriera discretamente stabile.

I Fed operano ancora in una sorta di Flatlandia – un mondo a due dimensioni. Niente roba tridimensionale, niente occhialoni, niente suono stereofonico. I computer sono tutti modelli a schermo piatto bidimensionale. Sul desktop compaiono delle finestrelle che contengono brevi documenti di testo. Rientra tutto nel programma d’austerità. È ancora presto per raccogliere benefici rilevanti.

Registra il nome e visiona la posta. Niente posta personale, solo qualche circolare di Marietta distribuita a tutti.

NUOVO REGOLAMENTO GRUPPI C.I.

Mi è stato chiesto di distribuire il nuovo regolamento relativo alla presenza in ufficio di spazi per il lavoro di gruppo. Il promemoria allegato è il nuovo paragrafo del Manuale di Procedura COGBE che sostituisce il vecchio paragrafo intitolato IMPIANTO FISICO / CALIFORNIA / LOS ANGELES / EDIFICI / AREE CON UFFICI / REGOLAMENTO DI DISPOSIZIONE FISICA / INPUT DELL’IMPIEGATO / ATTIVITÀ DI GRUPPO.

Il vecchio paragrafo non conteneva che la semplice proibizione dell’uso dei luoghi di lavoro per attività “di gruppo” di qualsiasi tipo, sia continuative (es.: raggruppamento alla macchina del caffè), sia una tantum (es.: feste di compleanno).

La proibizione è ancora valida con un’unica eccezione, riguardante un’attività una tantum, introdotta per tutti quegli uffici che desiderino perseguire una strategia congiunta della carta igienica.

A mo’ d’introduzione, permettetemi di fare alcune considerazioni in proposito. Il problema della distribuzione della carta igienica ai lavoratori comporta determinate sfide per ogni direzione d’ufficio, data l’intrinseca imprevedibilità del suo consumo: non tutte le operazioni igieniche necessitano, per il loro espletamento, del consumo di carta igienica e, anche se fosse, la quantità necessaria (numero di quadratini) può variare considerevolmente da individuo a individuo e, per ogni individuo, a seconda delle operazioni in atto. Senza tener conto dell’impiego occasionale di carta igienica per scopi imprevedibili/creativi come applicare o rimuovere cosmetici, asciugare delle bevande rovesciate ecc. Pertanto, piuttosto che tentare di imballare la carta igienica in piccole confezioni monouso (come nel caso delle salviettine umidificate) – cosa che può essere uno spreco o un limite, a seconda dei casi –, per tradizione il prodotto veniva imballato in unità di distribuzione massicce contenenti la massima quantità di quadrati potenzialmente utilizzabile nel corso di una singola operazione (a parte i casi di emergenza). Ciò riduce al minimo il numero di operazioni in seguito alle quali l’unità di distribuzione si esaurisce (fine del rotolo) – situazione questa che può produrre stress emotivo nell’impiegato in questione. Tuttavia, questa soluzione presenta al manager alcuni problemi derivanti dal fatto che l’unità di distribuzione è piuttosto ingombrante e deve essere ripetutamente usata da una serie di individui diversi perché non vi siano sprechi.

Dall’avvio della Fase XVII del piano d’austerità, agli impiegati è concesso di portarsi la carta igienica da casa. È una soluzione macchinosa ed esagerata, poiché di solito ciascun lavoratore porta il proprio rotolo.

Alcuni uffici hanno tentato di affrontare la sfida istituendo dei gruppi C.I. (carta igienica).

Senza eccessive generalizzazioni, si potrebbe affermare che un’intrinseca e irriducibile caratteristica di qualsiasi gruppo C.I. istituito a livello d’ufficio, in un ambiente (cioè in un edificio) in cui le stazioni di conforto sono distribuite una per piano (cioè, dove un servizio viene condiviso da più uffici), è che il rifornimento deve essere effettuato entro i confini dell’ufficio temporaneamente addetto alla custodia dell’unità di distribuzione di carta igienica (cioè dei rotoli). Ciò consegue dal fatto che se le UDDCI (i rotoli), quando non vengono utilizzate, sono custodite al di fuori del campo visivo dell’ufficio che le controlla (cioè l’ufficio che ha acquistato collettivamente le UDDCI) – e cioè, se le UDDCI vengono sistemate, per esempio, in un corridoio o all’interno del servizio in cui esse vengono effettivamente utilizzate –, esse saranno soggette a piccoli furti e ad “assottigliamento”, a seguito del loro consumo da parte di individui non autorizzati, sia nel tentativo cosciente di rubare o per errore compiuto in buona fede, cioè nella convinzione che le UDDCI vengano fornite gratis dalla ditta (in questo caso il governo degli Stati Uniti); oppure a seguito di un’emergenza – come nel caso di bevande rovesciate che si insinuano in un delicato dispositivo elettronico – dove si impone un intervento immediato. Questa circostanza ha spinto alcuni uffici (di cui non faccio i nomi – ragazzi, sapete bene chi siete) a istituire depositi temporanei di UDDCI che fungono anche da punti di raccolta di contributi per il gruppo. Di norma questi depositi constano di un tavolo, posto nei pressi della porta più vicina al servizio, su cui vengono impilate o disposte le UDDCI, e dove si trovano un vaso, o altro recipiente in cui i partecipanti possano versare i contributi, e qualche altro elemento per carpire l’attenzione (tipo animali imbalsamati o disegni a fumetti) con cui si richiedono donazioni. Da un rapido sguardo ai regolamenti attuali risulta che la sistemazione di tali depositi-esposizione viola il manuale di procedura. Tuttavia, nell’interesse dell’igiene, della morale dell’impiegato e della maturazione di uno spirito di corpo, i miei superiori hanno acconsentito a introdurre un’eccezione una tantum nei regolamenti in materia.

Come per ogni parte del manuale di procedura, vecchia o nuova che sia, è vostra precisa responsabilità essere perfettamente aggiornati su questa materia. Il tempo di lettura previsto per questo documento è di 15 minuti e 37 secondi (e non pensiate che non verificheremo). Siete pregati di tenere a mente i punti più importanti di questo documento, e cioè:

1) I depositi-esposizione di UDDCI sono da ora consentiti per un periodo di prova di sei mesi, dopodiché sarà attuata una verifica della nuova politica.

2) I suddetti devono essere gestiti su base volontaria e di gruppo, come descritto nel paragrafo sulle associazioni degli impiegati. (Nota: ciò implica la compilazione di registri e l’annotazione di tutte le operazioni finanziarie.)

3) Le UDDCI devono essere introdotte dagli impiegati (non tramite l’ufficio spedizioni) e sono soggette ai consueti regolamenti in materia di perquisizione e confisca.

4) Le UDDCI profumate sono proibite in quanto potrebbero causare reazioni allergiche, attacchi d’asma ecc. in particolari soggetti.

5) Le donazioni in contanti per il gruppo, come ogni operazione monetaria svolta sotto la giurisdizione del governo degli USA, deve avvenire in valuta statunitense: sono vietati gli yen e i dollari di Hong Kong!

Naturalmente, ciò comporterà un problema di accumulo se la gente tenterà di utilizzare il recipiente per le donazioni come discarica per mucchi di vecchi biglietti da un miliardo e da mille miliardi di dollari. La gente della Edifici&Territori è preoccupata per il problema dello stoccaggio e per il potenziale rischio di incendi che potrebbe derivare dalla formazione di grandi pile di biglietti da un miliardo e da mille miliardi. Pertanto, un aspetto essenziale del nuovo regolamento è che il cesto delle donazioni venga svuotato ogni giorno – o anche più spesso, nel caso maturi una situazione di accumulo eccessivo.

A questo proposito, la gente della E&T vorrebbe anche che sottolineassi come molti di voi, in possesso di quantità eccessive di valuta statunitense da sbolognare, abbiano cercato di prendere due piccioni con una fava utilizzando vecchi biglietti da un miliardo come carta igienica. Benché creativo, tale approccio presenta due inconvenienti:

1) Intasa le tubature.

2) Comporta la deturpazione di valuta USA, che è reato federale.

NON FATELO.

Unitevi invece al gruppo C.I. del vostro ufficio. È facile, è igienico ed è legale!

Auguri di felice raggruppamento!

Marietta.

La mamma di Y.T. solleva il nuovo promemoria, controlla il tempo e comincia a leggerlo. Il tempo di lettura calcolato è di 15 minuti e 37 secondi. Più tardi, alle nove di sera, quando Marietta farà il rendiconto statistico giornaliero seduta nel suo ufficio privato, vedrà il nome di ogni persona con accanto il tempo impiegato per leggere questo promemoria, e la sua reazione si baserà su considerazioni più o meno di questo tenore:

Meno di 10 min.

È ora di convocare l’impiegato per una verifica attitudinale.

Da 10 a 14 min.

Impiegato da tenere d’occhio; può essere che stia maturando una tendenza alla trascuratezza.

Da 14 a 15 min. e 36 sec.

L’impiegato è un lavoratore efficiente; talvolta possono però sfuggirgli particolari importanti.

15 min. e 37 sec. esatti

Furbacchione. Deve essere sottoposto a verifica attitudinale.

Da 15 min. e 37 sec.
a 16 min.

Paraculo. Elemento inaffidabile.

Da 16 a 18 min.

L’impiegato è un lavoratore metodico; talvolta può però incaponirsi su particolari poco rilevanti.

Più di 18 min.

Controllare la videocassetta di sicurezza per accertarsi di che cosa stesse facendo l’impiegato (es.: eventuale pausa toilette non autorizzata).

La mamma di Y.T. decide di metterci tra i quattordici e i quindici minuti per leggere il promemoria. Per i lavoratori più giovani è meglio impiegare più del tempo concesso, per mostrarsi accurati piuttosto che spavaldi. Per quelli più anziani è meglio andare un po’ in fretta per dimostrare un buon potenziale produttivo. Ha quasi quarant’anni. Scorre con lo sguardo il promemoria pigiando il tasto PAGE DOWN a intervalli abbastanza regolari, di tanto in tanto torna indietro di una pagina fingendo di rileggere alcune sezioni precedenti. È una cosa da nulla, ma dopo una decina d’anni o giù di lì, questa roba effettivamente compare nel giudizio sulle tue abitudini lavorative.

Svolto questo compito, si mette al lavoro. È una programmatrice di applicazioni per i Fed. Un tempo si sarebbe guadagnata da vivere creando programmi per computer. Attualmente, scrive frammenti di programmi che vengono progettati da Marietta e dai suoi superiori nel corso di enormi riunioni all’ultimo piano che durano una settimana. Una volta steso il progetto, cominciano a suddividere il problema in segmenti sempre più piccoli, affidandoli ai capigruppo, che li frammentano ulteriormente e consegnano minuscoli tocchetti di lavoro ai singoli programmatori. Per impedire che il lavoro svolto dai programmatori sia incompatibile, deve essere interamente compilato in conformità con una serie di regole e regolamenti ancora più vasti e variabili di quelli del manuale di procedura del governo.

Quindi, dopo aver letto il nuovo paragrafo sui gruppi C.I., la prima cosa che fa la mamma di Y.T. è digitare il proprio nome in un sottosistema del sistema centrale che gestisce il particolare progetto di programmazione a cui sta lavorando. Non sa cosa sia il progetto – è top secret – né come si chiami. È semplicemente il suo progetto. Lo condivide con alcune centinaia di altri programmatori che non sa con certezza chi siano. E ogni giorno, quando inserisce il nome, c’è una pila di promemoria ad attenderla, con nuovi regolamenti e modifiche delle regole che tutti devono seguire nella scrittura dei programmi del progetto. Questi regolamenti fanno sembrare l’affare della carta igienica semplice ed elegante come i Dieci Comandamenti.

Fino alle undici del mattino circa, legge, rilegge e cerca di capire le nuove modifiche al progetto. Ce ne sono tante, perché è lunedì mattina e Marietta e i suoi superiori hanno trascorso l’intero fine settimana rinchiusi all’ultimo piano a litigare sul progetto e a cambiare tutto.

Poi comincia a revisionare tutti i programmi scritti in precedenza per il progetto, facendo una lista delle cose che dovranno essere riscritte in modo da risultare compatibili con le nuove istruzioni. Insomma, dovrà riscrivere da capo tutto il materiale. Per la terza volta nel giro di altrettanti mesi.

Ma non importa, è il lavoro.

Alle undici e trenta circa alza lo sguardo e, sbigottita, vede una mezza dozzina di persone in piedi intorno alla sua postazione. C’è Marietta. E un vigilante. E alcuni Fed maschi. E Leon, l’uomo del poligrafo.

«Ne ho già fatta una giovedì» dice lei.

«È ora di farne un’altra» dice Marietta. «Dài, diamo inizio allo spettacolo.»

«Mani bene in mostra, dove posso vederle» dice il vigilante.