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Quando si sveglia è già mezzogiorno ed è prosciugato dal sole, gli uccelli volano in tondo sopra di lui, nel tentativo di capire se sia morto o vivo. Hiro scende dal tetto della torretta e, alla faccia della prudenza, si beve tre bicchieri d’acqua del rubinetto di Los Angeles. Tira fuori del bacon dal frigo di Da5id e lo mette nel forno a microonde. La maggior parte dei soldati del generale Jim se ne è andata, è rimasto solo un contingente simbolico di guardia sulla strada. Hiro chiude tutte le porte che danno sulla collina, perché non riesce a smettere di pensare a Raven. Poi si siede al tavolo della cucina e si mette gli occhialoni.

Il Sole Nero è perlopiù pieno di asiatici, tra cui un bel po’ di tipi dell’industria cinematografica di Bombay, che si guardano l’un l’altro, accarezzandosi i baffi neri, cercando di farsi venire in mente quale film d’azione iperviolento verrà presentato l’anno prossimo a Persepoli. È notte. Hiro è uno dei pochi americani presenti.

Lungo la parete in fondo al bar c’è una fila di stanze private di varia grandezza, dalle piccole camere per incontri tête-à-tête fino alle grandi sale per conferenze dove gruppi di avatar possono riunirsi. Juanita sta aspettando Hiro in una delle stanze piccole. Ha un avatar molto rassomigliante. È un’immagine onesta, che non fa alcuno sforzo per nascondere i primi accenni di zampe di gallina sugli angoli dei suoi grandi occhi neri. I capelli lucidi hanno una risoluzione così buona da permettere a Hiro di vedere le singole ciocche rifrangere la luce in piccoli arcobaleni.

«Sono a casa di Da5id. Tu dove sei?» dice Hiro.

«Su un aeroplano, quindi potrebbe cadere la linea» dice Juanita.

«Stai venendo qui?»

«Veramente sto andando nell’Oregon.»

«Portland?»

«Astoria.»

«E perché mai ti viene in mente di andare ad Astoria nell’Oregon in un momento come questo?»

Juanita respira profondamente e butta fuori l’aria a scatti. «Se te lo dico, cominciamo a litigare.»

«Quali sono le ultime notizie su Da5id?» dice Hiro.

«Sempre le stesse.»

«Nessuna diagnosi?»

Juanita sospira, sembra stanca. «Non c’è diagnosi» dice lei. «È un problema di software, non di hardware.»

«Eh?»

«Stanno esaminando i soliti punti sospetti. Gli han fatto la TAC, la risonanza magnetica, la PET, l’elettroencefalogramma… Non c’è nulla di strano nel suo cervello – nel suo hardware.»

«Solo che sta usando il programma sbagliato?»

«Il suo software è stato inquinato. La scorsa notte Da5id ha avuto uno snow crash nella testa.»

«Stai cercando di dire che si tratta di un problema psicologico?»

«In un certo senso va al di là di qualsiasi schema interpretativo esistente,» dice Juanita «perché è un fenomeno nuovo. Anzi, molto antico.»

«È una roba che succede in modo spontaneo o cosa?»

«Me lo devi dire tu» dice lei. «Sei stato là la scorsa notte. È successo qualcosa dopo che me ne sono andata?»

«Aveva un’hypercard di Snow Crash che gli aveva dato Raven fuori dal Sole Nero.»

«Merda. Quel bastardo.»

«Chi bastardo? Raven o Da5id?»

«Da5id. Ho cercato di avvertirlo.»

«L’ha usata.» Hiro continua a parlare della Brandy con lo scroll magico. «Poi ha avuto un problema col computer ed è crollato.»

«Questo lo so» dice lei. «Ecco perché ho chiamato l’ambulanza.»

«Non capisco quale sia il nesso tra il crash del computer di Da5id e l’ambulanza.»

«Lo scroll della Brandy non mostrava solo delle scariche casuali. Ha fatto balenare grandi quantità di informazioni digitali, in forma binaria. Quelle informazioni digitali sono finite dritte dritte nel nervo ottico di Da5id. Si dà il caso che il nervo ottico sia una parte del cervello: se scruti dentro le pupille di una persona puoi vedere il terminale del cervello.»

«Da5id non è un computer. Non può leggere il codice binario.»

«È un hacker. Si guadagna da vivere trafficando col codice binario. E quella sua abilità è ben radicata nelle strutture profonde del suo cervello. Quindi è sensibile a quel tipo di informazione. E lo stesso vale per te, ragazzo.»

«Di che informazioni stiamo parlando?»

«Una brutta rogna. Un metavirus» dice Juanita. «È la bomba atomica della guerra informatica: fa sì che ogni sistema sia infettato da altri virus.»

«E questo ha fatto ammalare Da5id?»

«Sì.»

«E perché io non mi sono ammalato?»

«Eri troppo lontano. Non potevi vedere distintamente la bitmap. Devi avercela proprio davanti agli occhi.»

«Ci penserò su» dice Hiro. «Ma ho un’altra domanda. Raven distribuisce anche un’altra droga, nella Realtà, chiamata, tra le altre cose, Snow Crash. Che cos’è?»

«Non è una droga» dice Juanita. «La fanno sembrare una droga, alla vista e al tatto, in modo che alla gente venga voglia di prenderla. Ci hanno aggiunto della cocaina e altre cose.»

«Se non è una droga, allora che cos’è?»

«È un siero ematico trattato chimicamente, prelevato dalle persone infettate dal metavirus» dice Juanita. «Si tratta solo di un modo diverso di diffondere l’infezione.»

«Chi la sta diffondendo?»

«La chiesa privata di L. Bob Rife. Tutta quella gente è infetta.»

Hiro si prende la testa tra le mani. Non sta precisamente pensando a tutta la questione; se la sta facendo rimbalzare nel cervello, in attesa che si fermi. «Aspetta un attimo, Juanita. Deciditi. Questo Snow Crash è un virus, una droga o una religione?»

Juanita si stringe nelle spalle. «Che differenza c’è?»

Che Juanita parli in quel modo non aiuta certo Hiro a riprendere il filo della conversazione. «Come fai a dire una cosa del genere? Anche tu sei una persona religiosa.»

«Non fare di tutte le religioni un sol fascio.»

«Scusa.»

«Tutti hanno una religione. È come se avessimo dei recettori incorporati nelle cellule del cervello o giù di lì, e ci aggrappiamo a qualsiasi cosa riempia quella nicchia dentro di noi. Un tempo la religione era essenzialmente virale – un’informazione che si replicava all’interno della mente umana, saltando da una persona all’altra. Così era un tempo e, sfortunatamente, è a questo stadio che stiamo tornando. Ma sono stati fatti alcuni sforzi per liberarci dalle grinfie delle religioni primitive e irrazionali. Il primo a opera di un tale di nome Enki, circa quattromila anni fa. Il secondo, nell’ottavo secolo a.C., da parte di alcuni studenti ebraici cacciati dalla loro terra dopo l’invasione compiuta da Sargon II – ma si ridusse infine a un vuoto legalismo. Un altro tentativo l’aveva fatto Gesù, ma fu neutralizzato da influenze virali già cinquanta giorni dopo la sua morte. Il virus fu soppresso dalla Chiesa cattolica; ora, però, noi ci troviamo nel bel mezzo della grande epidemia scoppiata nel 1900 in Kansas che, da allora, non smette di allargarsi.»

«Credi o non credi in Dio?» domanda Hiro. Procediamo con ordine.

«Certamente.»

«Credi in Gesù?»

«Sì, ma non nella risurrezione fisica del corpo di Gesù.»

«Come fai a essere cristiana senza crederci?»

«Direi, piuttosto,» dice Juanita «come si fa a essere cristiani e crederci? Chiunque si prenda la briga di studiare i Vangeli capisce che la risurrezione del corpo è un mito aggiunto molti anni dopo la stesura dei veri racconti. È un po’ una roba da “National Enquirer”, non trovi anche tu?»

Oltre a questo, Juanita non ha più molto da dire. Per il momento preferisce non entrare nei dettagli, dice. Non vuole instillare pregiudizi nella mente di Hiro “in questa prima fase”.

«Ciò significa che ci saranno altre fasi? È un rapporto continuativo, allora?» domanda Hiro.

«Vuoi trovare chi ha infettato Da5id?»

«Sì. E che cazzo, Juanita! Anche se Da5id non fosse mio amico, vorrei lo stesso trovarli prima che infettino anche me.»

«Dai un’occhiata allo stack di Babele, Hiro, e poi vienimi a trovare se ritorno da Astoria.»

«Se ritorni? Che ci vai a fare?»

«Ricerche.»

Ha dato all’intera conversazione un tono professionale, sputando fuori informazioni e spiegando a Hiro come stanno le cose. Ma è stanca e ansiosa e Hiro ha come l’impressione che sia profondamente spaventata.

«Buona fortuna» dice lui. Si era preparato per flirtare un po’ con lei durante quest’incontro, riprendendo da dove erano rimasti la sera prima. Ma, nel frattempo, è cambiato qualcosa nella mente di Juanita. Flirtare è l’ultima cosa a cui pensa.

Juanita va a fare qualcosa di pericoloso nell’Oregon. Non vuole parlarne con Hiro perché altrimenti lui si preoccuperebbe.

«C’è del materiale interessante nello stack di Babele su un personaggio chiamato Inanna» dice lei.

«Chi è Inanna?»

«Una dea sumerica. Sono come innamorata di lei. In ogni caso, non potrai mai comprendere quello che sto per fare, fino a quando non capirai Inanna.»

«Be’, buona fortuna» dice Hiro. «Salutami Inanna.»

«Grazie.»

«Quando ritorni, vorrei passare un po’ di tempo con te.»

«Il desiderio è reciproco» dice lei. «Ma prima dobbiamo uscire da questa storia.»

«Oh, non sapevo di essere dentro qualcosa.»

«Non dire scemenze. Ci siamo dentro tutti.»

Hiro se ne va ed entra al Sole Nero.

Vicino al Quadrante degli Hacker c’è un tipo veramente strano. Il suo avatar non ha niente di speciale e lui ha difficoltà a controllarlo. Sembra uno che si è agganciato per la prima volta al Metaverso e non sa come muoversi. Continua ad andare a sbattere contro i tavoli e quando prova a voltarsi prende a girare su se stesso senza riuscire a fermarsi.

Hiro gli si avvicina, perché ha una faccia familiare. Quando il tizio è abbastanza fermo da essere riconoscibile, Hiro lo identifica. È un Clint. Di solito, però, gira in coppia con una Brandy.

Il Clint riconosce Hiro e per un secondo gli balena un’espressione di sorpresa sulla faccia, subito sostituita dal solito aspetto rigido, scolpito e freddo. Solleva le mani di fronte a lui e Hiro vede che ha uno scroll uguale a quello della Brandy.

Hiro agguanta la katana, ma ha già lo scroll davanti alla faccia: aprendosi diffonde il bagliore blu di una bitmap. Hiro fa un passo di lato, si mette di fianco al Clint, solleva la katana sopra la sua testa e sferra un colpo verso il basso, tagliandogli le braccia.

Cadendo, lo scroll si apre ancora di più. Ora Hiro non osa guardarlo. Il Clint si è girato e sta goffamente cercando di scappare dal Sole Nero, rimbalzando di tavolo in tavolo come la pallina di un flipper.

Se solo potesse ammazzarlo, tagliargli la testa, allora il suo avatar rimarrebbe nel Sole Nero per essere portato via dai demoni funebri. E Hiro potrebbe così fare un po’ di hackeraggio e scoprire magari chi è e da dove viene. Ma ci sono diverse decine di hacker a zonzo vicino al bar che hanno visto tutta la scena. Se si avvicinano per guardare lo scroll, fanno tutti la fine di Da5id.

Hiro si accovaccia senza guardare lo scroll e solleva una delle botole che portano alla rete delle gallerie sotterranee. Le ha codificate e inserite lui nel Sole Nero, tanto per cominciare, ed è l’unica persona in tutto il bar capace di usarle. Fa scivolare lo scroll nella galleria con una mano e richiude la botola.

Hiro vede il Clint, in fondo vicino all’uscita, che tenta di dirigere l’avatar fuori dalla porta. Lo rincorre. Se riesce a raggiungere la Strada, si dilegua, si trasforma in un fantasma traslucido e non c’è più modo di prenderlo. Con un vantaggio di quindici metri in una folla di milioni di altri fantasmi traslucidi, non è nemmeno immaginabile. Come al solito, davanti alla porta del Sole Nero c’è una folla di aspiranti hacker e altri. Hiro vede la solita gente, tra cui alcuni tipi in bianco e nero.

Uno degli avatar in bianco e nero è Y.T. Gironzola lì davanti in attesa che esca Hiro.

«Y.T.!» grida lui. «Insegui quel tizio senza braccia!»

Hiro esce dalla porta pochi secondi dopo il Clint. Sia il Clint sia Y.T. si sono già dileguati.

Ritorna nel Sole Nero, solleva una botola e si cala nel sistema delle gallerie, il regno dei demoni funebri. Uno di loro ha già raccolto lo scroll e si sta faticosamente inoltrando verso il centro del sistema per buttarlo nel fuoco.

«Ehi, tipo,» dice Hiro «alla prossima galleria gira a destra e lascia quella roba nel mio ufficio, intesi? Ma prima riavvolgilo, per favore.»

Segue il demone funebre lungo la galleria sotto la Strada, fino a quando non arrivano sotto il quartiere in cui abitano Hiro e gli altri hacker. Hiro fa depositare lo scroll riavvolto nel suo laboratorio nel seminterrato, dove fa i suoi lavori di hackeraggio. Quindi sale nel suo ufficio al piano di sopra.