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Gli Enforcers trasformano l’intero isolato in un distretto di polizia a cielo aperto, pieno di macchine, furgoni cellulari e camion a rimorchio. Alcuni tipi con un camice bianco percorrono in lungo e in largo il campo di luppolo muniti di contatore Geiger. Squeaky si aggira con la cuffia-microfono in testa e con lo sguardo perso nel vuoto, intento a conversare con persone assenti. Arriva un carro attrezzi che trascina via la Bmw nera di T-Bone.

«Ehi, socio.» Hiro si volta. È Y.T. È appena uscita da un locale cinese dall’altra parte della strada. Porge a Hiro una scatoletta bianca e un paio di bacchette. «Pollo piccante con salsa di fagioli neri, senza glutammato di sodio. Sai usare le bacchette?»

Hiro alza le spalle come per scrollarsi di dosso l’insulto.

«Ho ordinato per due,» continua Y.T. «perché credo che stasera abbiamo cuccato un po’ di informazioni toste.»

«Hai idea di che cosa sia successo qui?»

«No. Cioè, qualcuno si è fatto male, evidentemente.»

«Ma non sei stata testimone oculare.»

«Non sono riuscita a stargli dietro.»

«Bene» dice Hiro.

«Che cosa è successo?»

Hiro scuote la testa. Il pollo piccante luccica cupo sotto i lampioni; in vita sua non ha mai avuto così poca fame.

«Se l’avessi saputo, non ti avrei coinvolto in questa storia. Pensavo fosse solo un lavoro di sorveglianza.»

«Che cosa è successo?»

«Non ho voglia di parlarne. Ascolta bene: stai lontana da Raven, mi hai sentito?»

«Ma certo» dice lei. Lo dice col tono di voce cinguettante che usa ogni volta che mente e vuole assicurarsi che la gente lo capisca.

Squeaky spalanca la portiera posteriore della Bmw e guarda sul sedile. Hiro si avvicina un po’ e viene raggiunto da una fastidiosa zaffata di fumo freddo. È l’odore della plastica bruciata.

Sul sedile c’è la valigetta di alluminio che Raven aveva dato a T-Bone. Ha l’aria di essere stata gettata nel fuoco; nere macchie di fumo si allargano intorno alle chiusure, e il manico di plastica è parzialmente fuso. La pelle burrosa del sedile della Bmw presenta delle bruciature. Ecco perché T-Bone era incazzato…

Squeaky si infila un paio di guanti di lattice. Tira fuori la valigetta, la appoggia sul cofano e apre le serrature con una leva.

Qualunque cosa sia, è complicata e ha un design elaborato. Nella parte superiore della valigetta ci sono alcune file di quei tubetti col cappuccio rosso che Hiro aveva visto nel D-Posit. Ce ne sono cinque file, ognuna con venti tubetti circa.

Il fondo sembra consistere in una specie di terminale miniaturizzato di vecchio tipo. La tastiera lo occupa quasi per intero. C’è uno schermo a cristalli liquidi che contiene non più di cinque righe di testo alla volta. Attaccato a un cavo che, srotolato, potrebbe essere lungo circa un metro c’è un oggetto simile a una penna. Potrebbe trattarsi di una penna ottica o di un lettore di codici a barre. Sopra la tastiera c’è una lente regolabile in modo da adattarsi a chiunque scriva sulla tastiera. Ci sono altri congegni dalla funzione un po’ meno evidente: una fessura, che potrebbe essere un posto dove infilare la carta di credito o d’identità, e una presa cilindrica grande circa come uno di quei tubetti.

Questo, almeno, è ciò che Hiro ricorda. Quando la vede lui, la valigetta è ormai tutta fusa. A giudicare dal tipo di macchie di fumo presenti sul rivestimento della valigetta, che sembrano partire a getti dalla crepa centrale, la fonte dell’incendio doveva essere interna, non esterna.

Squeaky mette una mano dentro la valigetta, stacca uno dei tubetti dal suo appiglio e lo solleva verso le luci sfavillanti di Chinatown. Era trasparente, una volta, ma adesso è tutto scurito dal fumo e dalla polvere. Da una certa distanza sembra una semplice fiala, ma, avvicinandosi, Hiro ci vede dentro almeno sei scompartimenti, tutti collegati fra loro da tubicini capillari. Ha un cappuccio di plastica rosso a un’estremità. Sopra c’è una finestrella nera rettangolare, e mentre Squeaky la fa girare Hiro riconosce il luccichio rosso scuro di un display a LED interno, come quando si guarda lo schermo di un calcolatore spento. Sotto, c’è un piccolo foro. Non è un semplice buco. È largo in superficie e, come la campana di una tromba, si restringe in fretta fino a diventare un puntino pressoché invisibile.

Gli scompartimenti all’interno delle fiale sono tutti parzialmente riempiti di liquidi, alcuni trasparenti, altri nerastri o marroni. Questi ultimi devono essere qualche tipo di sostanza organica, ormai ridotta a brodo di gallina per via del calore. Quelli trasparenti potrebbero essere qualunque cosa.

«È sceso per andare al bar a farsi un drink» bofonchia Squeaky. «Che coglione.»

«Chi?»

«T-Bone. Guarda, T-Bone era, per così dire, il proprietario registrato di questa unità. La valigetta. Non appena se ne è allontanato per più di dieci metri, boom!, si è autodistrutta.»

«Perché?»

Squeaky guarda Hiro come fosse uno stupido. «Be’, non che io lavori per la Central Intelligence o simili. Tuttavia, posso ben immaginare che chiunque faccia questa droga – la chiamano Countdown, o Cappuccetto Rosso, o Snow Crash – ci tenga parecchio a mantenere il segreto commerciale. Così, se il pusher abbandona la valigetta, o la perde, o tenta di passarla a qualcun altro, la proprietà fa… boom!»

«Pensi che i Crips riusciranno a raggiungere Raven?»

«Non a Chinatown. Merda» dice Squeaky, incazzandosi di nuovo al pensiero. «Incredibile quell’uomo. Avrei potuto ucciderlo.»

«Raven?»

«No. Quel Crip. Quello che si è messo a rincorrere Raven. Per fortuna è stato Raven a beccarlo per primo, e non io.»

«Stavi inseguendo il Crip?»

«Già, stavo inseguendo il Crip. E chi sennò? Pensavi che stessi cercando di acciuffare Raven?»

«Be’, più o meno. Voglio dire, è lui il cattivo, no?»

«Decisamente. Avrei inseguito Raven, se fossi stato uno sbirro e il mio mestiere fosse stato quello di acciuffare i cattivi. Ma io sono un Enforcer, e il mio mestiere è quello di imporre l’ordine. Quindi sto facendo il possibile, come fanno tutti gli Enforcers di questa città, per proteggere Raven. E se hai intenzione di andare a cercare Raven da solo per vendicarti del tuo collega che ha fatto fuori, be’, scordatelo!»

«Fatto fuori? Quale collega?» lo interrompe Y.T. Non ha visto quello che è successo a Lagos.

Hiro è mortificato all’idea. «È per questo che tutti mi dicevano di stare alla larga da Raven? Avevano paura che lo attaccassi?»

Squeaky lancia uno sguardo alle spade. «I mezzi ce li hai.»

«E che motivo c’è per proteggere Raven?»

Squeaky sorride, come se si fosse varcato il confine del regno delle prese per il culo. «È un sovrano.»

«Dichiarategli guerra, allora.»

«Non è una buona idea dichiarare guerra a una potenza nucleare.»

«Eh?!»

«Cristo,» dice Squeaky, scuotendo il capo «se avessi saputo quanto poco ne sapevi di tutta questa roba, non ti avrei mai fatto salire sulla mia auto. Pensavo tu fossi un serio collaboratore CIC per i lavori sporchi. Davvero non sapevi niente di Raven?»

«Giuro.»

«Okay. Allora ti dirò io un paio di cose, così non vai in giro a combinare altri guai. Raven dispone di una testata nucleare che ha rubato da un sottomarino sovietico. Era stata progettata per annientare una portaerei con un solo colpo. Un missile sottomarino nucleare. Hai presente lo strano sidecar della Harley di Raven? Be’, è una bomba all’idrogeno, caro mio! Innescata e pronta. Il detonatore è collegato a degli elettrodi per elettroencefalogramma sistemati nel suo cranio. Se Raven muore, la bomba scoppia. Quindi, quando Raven entra in città, facciamo tutto quello che possiamo per fare sentire quell’uomo come un ospite gradito.»

Hiro resta a bocca aperta. Y.T. deve intervenire al posto suo. «Okay» dice lei. «Parlo in nome mio e del mio socio: gli staremo alla larga.»