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«Non è stato fatto con una spada» dice Hiro. Mentre osserva il cadavere di Lagos, è in uno stato che va oltre lo stupore. Probabilmente, tutte le emozioni gli si affolleranno in testa più tardi, quando se ne andrà a casa e cercherà di addormentarsi. Per adesso è come se la parte pensante del suo cervello fosse separata dal resto del corpo, come se si fosse fatto un bel po’ di droga. Non è meno calmo di Squeaky.
«Ah, davvero? Come fa a dirlo?» dice Squeaky.
«Le spade fanno dei tagli veloci, profondi, tipo quando si mozza una testa o un braccio. Una persona uccisa da una spada non ha quella espressione.»
«Davvero? Ha ucciso molte persone con la spada, signor Protagonist?»
«Sì. Nel Metaverso.»
Rimangono ancora un po’ a guardarlo.
«Qui non sembra trattarsi di un movimento rapido. Piuttosto sembra un’azione di forza» dice Squeaky.
«Raven sembra abbastanza forte.»
«Oh, sì.»
«Ma non penso portasse con sé un’arma. Poco fa, i Crips lo hanno perquisito ed era pulito.»
«Be’, allora deve essersela fatta prestare» dice Squeaky. «Questo montato era dappertutto, lo sa, no? Lo tenevamo d’occhio perché avevamo paura che infastidisse Raven. Continuava ad aggirarsi in cerca di una posizione da cui dominare la scena.»
«È tutto carico di strumenti di sorveglianza» dice Hiro. «Più sali in alto, meglio funzionano.»
«Così è finito su questo terrapieno. E, a quanto sembra, il criminale sapeva dove si trovava.»
«La polvere» dice Hiro. «Osservi i laser.»
Laggiù, Sushi K volteggia scompostamente nel momento in cui una bottiglia di birra lo colpisce in fronte. Un fascio di laser attraversa il terrapieno, ben visibile nella polvere fine sollevata dal vento.
«Questo individuo, questo montato, usava i laser. Appena arrivato qui…»
«I laser hanno segnalato la sua posizione» dice Squeaky.
«E poi Raven lo ha seguito.»
«Be’, non stiamo dicendo che sia lui» dice Squeaky. «Ma devo sapere se questo personaggio» fa un cenno verso il cadavere «non abbia per caso agito in modo tale da indurre Raven a sentirsi minacciato.»
«Cos’è questa, terapia di gruppo? E chi se ne frega se Raven si sentiva minacciato?»
«A me importa» dice Squeaky categorico.
«Lagos era solo un gargoyle. Un grosso aspira-informazioni. Non penso che abbia mai compiuto azioni cruente. E, comunque, non avrebbe mai potuto farlo con tutta quella roba addosso.»
«Allora perché Raven era così nervoso?»
«Immagino che non gli piaccia essere sorvegliato» dice Hiro.
«Già» dice Squeaky. «Dovrebbe tenerlo a mente.»
Poi Squeaky si porta la mano all’orecchio per sentire meglio le voci nella sua cuffia-microfono.
«Y.T. ha visto quello che è successo?» domanda Hiro.
«No» mormora Squeaky dopo alcuni secondi. «Ma ha visto Raven che se ne andava. Lo sta seguendo.»
«E come le è venuto in mente di fare una cosa simile?»
«Immagino che glielo abbia detto lei, no?»
«Non pensavo che gli si sarebbe fiondata dietro.»
«Be’, lei non sa che è stato lui a uccidere il tipo» dice Squeaky. «Ha appena chiamato per dire che lo ha avvistato: sta entrando a Chinatown con la sua Harley.» Risale di corsa il terrapieno. Là sopra, parcheggiate sul dorso dell’autostrada, ci sono alcune macchine degli Enforcers in attesa.
Hiro gli sta dietro. Le gambe sono in forma grandiosa dopo il duello di spada, e riesce a raggiungere Squeaky proprio in prossimità della sua auto. Non appena l’autista apre le portiere a chiusura centralizzata, Hiro si fionda sul sedile posteriore, mentre Squeaky sale davanti. Squeaky si gira e gli lancia uno sguardo stanco.
«Farò il bravo» dice Hiro.
«Una cosa sola…»
«Non fare cazzate con Raven, lo so.»
«Esatto.»
Squeaky lo fissa per un altro secondo, poi si volta e fa cenno all’autista di partire. Impaziente, fa uscire tre metri di documenti dalla stampante sul cruscotto e li passa al setaccio.
Sopra quella lunga striscia di carta, Hiro legge di sfuggita varie azioni compiute dal pezzo grosso dei Crips, il tipo col pizzetto con cui Raven ha trattato poco prima. Sul foglio viene definito “T-Bone Murphy”.
C’è anche una fotografia di Raven. Lo ritrae in movimento, non è una foto segnaletica. La resa è pessima. Deve essere stata presa da una sorta di strumento ottico a intensificazione della luce, che sbiadisce il colore e fa sembrare tutto incredibilmente granuloso e sfuocato. Sembra che l’abbiano in qualche modo ritoccata per renderla più nitida, ma questo non fa che accentuarne la grana. La targa non è che una macchia schiacciata ai poli, sovrastata dal rosso incandescente del fanale di coda. È fortemente inclinata, con la ruota del sidecar sollevata da terra di circa dieci centimetri. Ma il motociclista pare non avere il collo; la testa, o meglio quella chiazza scura che si vede, diventa sempre più larga fino ad affondare nelle spalle. Non può che essere Raven.
«Come mai c’è una foto di T-Bone Murphy in questo computer di bordo?» domanda Hiro.
«Lo sta inseguendo» dice Squeaky.
«Chi segue chi?»
«Be’, la tua amica Y.T. non è proprio Edward R. Murrow. Ma, in base a quello che ci ha riferito, sono stati avvistati nella stessa zona, mentre cercavano di scannarsi» dice Squeaky. Parla col tono di voce lento e distante di chi sta ricevendo aggiornamenti diretti negli auricolari.
«Pareva che stessero concludendo un affare, poco fa» dice Hiro.
«Be’, allora non c’è molto da stupirsi se adesso si vogliono ammazzare a vicenda.»
Una volta arrivati in una certa zona della città, per seguire lo show di T-Bone e Raven basta costeggiare la fila delle autoambulanze. Ogni due isolati c’è un capannello di sbirri e medici, tante luci scintillanti, radio che singhiozzano. Tutto quello che devono fare è passare da un capannello all’altro.
Al primo, c’è un Crip per terra, morto. Dal suo corpo sgorga un fiume di sangue largo circa due metri che scorre diagonalmente sulla strada fino a confluire in un tumultuoso canale di scolo. Il personale sanitario se ne sta lì a fumare e a bere caffè in bicchierini di carta, in attesa che gli Enforcers finiscano di misurare e fotografare per poter portare il cadavere all’obitorio. Tutt’intorno non ci sono transenne, né resti di medicazioni per terra né valigette da dottore aperte: non ci hanno neanche provato.
Procedono, con un paio di svolte, fino alla successiva costellazione di luci lampeggianti. Qui il personale dell’autoambulanza sta ingessando la gamba di un metasbirro.
«Investito dalla motocicletta» dice Squeaky, scuotendo il capo col tipico sdegno degli Enforcers nei confronti dei loro patetici e giovani parenti, i MetaCops.
Infine, reinserisce l’audio della radio nel cruscotto in modo che tutti possano sentire.
Le tracce del motociclista si sono ormai perse e, a quanto pare, la maggior parte degli sbirri locali si sta occupando di problemi secondari. Ma un cittadino ha appena chiamato lamentando che un uomo su una motocicletta insieme ad altre persone sta distruggendo un campo di luppolo nel suo isolato.
«Tre isolati più avanti» dice Squeaky all’autista.
«Luppolo?» dice Hiro.
«Conosco il posto. Microfabbrica di birra locale» dice Squeaky. «Coltivano il loro luppolo. Lo appaltano ad alcuni giardinieri urbani. Contadini cinesi che svolgono per loro il lavoro più ingrato.»
Quando le prime autorità arrivano sulla scena del delitto, il motivo per cui Raven ha deciso di farsi inseguire in un campo di luppolo risulta evidente: è un’ottima copertura. Il luppolo è una pianta pesante e fiorita che cresce su graticci legati insieme da lunghe canne di bambù. I graticci sono alti due metri e mezzo; non si vede un accidente.
Scendono tutti dall’auto.
«T-Bone?» grida Squeaky.
Sentono delle urla in inglese provenire dal bel mezzo del campo. «Sono qui!» Ma non rispondono a Squeaky.
Si inoltrano nel campo di luppolo. Con prudenza. C’è un odore avvolgente, resinoso, non molto diverso da quello della marijuana: l’odore penetrante che esala dalla birra di qualità. Squeaky fa segno a Hiro di stargli dietro.
In altre circostanze, Hiro obbedirebbe. È mezzo giapponese e, certe volte, ha un rispetto assoluto per l’autorità.
Ma non è questo il caso. Se Raven gli si avvicina, Hiro vuole fargli un discorso con la katana. E se si arriva a questo, Hiro non vuole avere Squeaky intorno, perché lo sbirro potrebbe rimetterci un arto, mentre lui agita la spada all’indietro per sferrare il colpo.
«Ehi! T-Bone!» sbraita Squeaky. «Siamo gli Enforcers e ci siamo rotti i coglioni. Vuoi venire fuori da quel cazzo di buco? Su, dài, tutti a casa!»
T-Bone, o quello che Hiro immagina essere T-Bone, risponde solo con una scarica di mitragliatore. Il bagliore della canna si diffonde al di sopra delle piante di luppolo come luce stroboscopica. Hiro si butta a terra di spalla; per alcuni istanti si nasconde sotto un morbido strato di terra e foglie.
«Vaffanculo!» dice T-Bone. È un “vaffanculo” di delusione, non senza una forte componente di intollerabile frustrazione e privo della benché minima traccia di paura.
Hiro si rialza con atteggiamento circospetto, si guarda intorno. Nessuna traccia di Squeaky e dell’altro Enforcer.
Hiro si spinge attraverso un graticcio in un filare più vicino al punto in cui hanno sparato.
L’altro Enforcer, l’autista, si trova nello stesso filare a circa dieci metri di distanza da Hiro, che gli sta alle spalle.
Si volta verso di lui; poi si rigira e nota qualcun altro. Hiro non riesce a vedere chi è perché ha davanti l’Enforcer.
«Che cazzo…» dice l’Enforcer.
Poi fa qualche sobbalzo, come a esprimere stupore; infine, succede qualcosa sul retro della sua giacca.
«Chi è?» chiede Hiro.
L’Enforcer non dice nulla. Sta cercando di voltarsi, ma c’è qualcosa che glielo impedisce. Qualcosa sta scuotendo le piante intorno a lui.
L’Enforcer rabbrividisce, oscilla avanti e indietro, da un piede all’altro.
«Devo liberarmi» dice, parlando ad alta voce, con nessuno in particolare. Improvvisamente si mette a sgambettare, scappa lontano da Hiro. L’altra persona che era nel filare ora se ne è andata. L’Enforcer corre con una strana andatura rigida ed eretta, le braccia dritte lungo i fianchi. La giacca a vento verde brillante non gli cade in modo corretto.
Hiro lo rincorre. L’Enforcer sgambetta fino in fondo al filare, dove si riescono a vedere i lampioni della strada.
Esce dal campo un paio di secondi prima di Hiro, e quando Hiro arriva al marciapiede, l’Enforcer si trova già in mezzo alla strada, sovrastato dalle brillanti luci blu di uno schermo gigante. Continua a girare su se stesso, in modo strano, pestando leggermente i piedi per terra e mantenendosi a stento in equilibrio. Dice: «Aaah, aaah» con una voce bassa, calma e gorgogliante, come se avesse urgente bisogno di schiarirsi la gola.
Come l’Enforcer si volta, Hiro si accorge che è stato impalato con una lancia di bambù di due metri e mezzo. Per metà fuoriesce sul davanti, per metà da dietro. La parte posteriore è scurita dal sangue e da agglutinazioni fecali nere, quella anteriore è giallo-verdognola e pulita. L’Enforcer può vedere solo quella anteriore e continua a passarsi le mani su e giù, cercando di verificare ciò che i suoi occhi stanno vedendo. La parte posteriore si impiglia in un’auto parcheggiata, lasciando un sottile schizzo di cervella sopra il lucido bagagliaio incerato dell’automobile. Scatta l’antifurto. L’Enforcer sente il rumore e si gira per scoprire che cos’è.
Hiro lo vede sparire di corsa in mezzo alla strada vibrante di neon che porta al centro di Chinatown, cantando con voce lamentosa una canzone indistinta, terribile, che stona col belato dell’antifurto. In quel preciso istante Hiro sente che una voragine si è aperta nel mondo e che lui è sull’orlo dell’abisso, con gli occhi sbarrati, in un luogo dove non vorrebbe essere. Perso nella biomassa.
Hiro sguaina la katana.
«Squeaky!» grida Hiro. «Attenzione alle lance! È piuttosto bravo! Ha colpito il tuo autista!»
«Ricevuto!» grida Squeaky.
Hiro ritorna al filare più vicino. Capta un suono lontano proveniente da destra e con la katana si apre la strada attraverso il filare. Non è un bel posto dove trovarsi al momento, ma è più sicuro che starsene sulla strada sotto la luce plutonica dello schermo gigante.
In fondo al filare c’è un uomo. Hiro lo riconosce dalla strana forma della testa, che diventa sempre più larga fino a congiungersi con le spalle. Con una mano tiene una canna di bambù appena tagliata dal graticcio.
Con l’altra mano Raven accarezza un’estremità della canna ed ecco che ne cade a terra un pezzo. C’è qualcosa che luccica in quella mano, la lama di un coltello, a quanto pare. Ha appena affilato la punta della canna trasformandola in una lancia.
La scaglia con un movimento fluido, calmo ed elegante. La lancia scompare perché sta arrivando dritta a Hiro.
Hiro non ha il tempo di adottare la posizione canonica, ma non importa, perché l’ha già adottata. La adotta automaticamente tutte le volte che tiene la katana, perché teme di perdere l’equilibrio e di tagliarsi un’estremità. Piedi paralleli e punte in avanti, piede destro davanti al sinistro, katana tenuta in basso a livello dell’inguine, come un’estensione del fallo. Hiro solleva la punta e colpisce la lancia con il piatto della spada, facendola deviare quanto basta; la punta manca Hiro solo per un pelo e, con un lento movimento a spirale, va a impigliarsi in una pianta alla sua destra. L’altro pezzo gira su se stesso e rimane appeso sulla sinistra, squarciando un bel po’ di piante prima di fermarsi. È pesante e viaggia molto velocemente.
Raven se n’è andato.
Notare: che stasera Raven avesse intenzione, o meno, di sfidare da solo un gruppo di Crips ed Enforcers non ha molta importanza. Il fatto è che non si è nemmeno preoccupato di procurarsi una pistola.
Un altro colpo d’arma da fuoco risuona alcuni filari più in là.
Hiro è lì fermo da un bel po’ di tempo a pensare all’accaduto. Si apre la strada con la spada attraverso il successivo filare di piante e punta nella direzione del bagliore della canna, gridando: «Non sparare a quel modo, T-Bone, sono dalla tua parte, cazzo».
«Quel rottinculo mi ha tirato una lancia nel petto!» si lamenta T-Bone.
Se hai addosso un giubbotto antiproiettile, essere colpiti da una lancia non è poi così grave.
«Non ci pensare più» dice Hiro. Deve aprirsi la strada attraverso un bel po’ di filari prima di raggiungere T-Bone, ma se lui continua a parlare, Hiro riesce a rintracciarlo.
«Sono un Crip. Non dimentichiamo niente, noi» dice T-Bone. «Sei tu?»
«No,» dice Hiro «non ci sono ancora.»
Un colpo d’arma da fuoco fende rapidissimo l’aria. Improvvisamente, tutti tacciono. Passando nel filare successivo, Hiro per poco non calpesta la mano di T-Bone, che è stata amputata dal polso. Il dito è rimasto impigliato nel grilletto di un MAC-11.
Il resto di T-Bone si trova due filari più in là. Hiro si ferma a guardare attraverso le piante.
Raven è uno degli uomini più grossi che Hiro abbia mai visto – se si esclude qualche manifestazione sportiva professionistica. T-Bone sta scappando lungo il filare. Raven lo raggiunge con lunghi passi sicuri e infila una mano nel corpo di T-Bone; Hiro non ha bisogno di vederlo, per capire che ha in mano un coltello.
Pare che T-Bone se la caverà con una banale ricucitura della mano e un po’ di esercizi di riabilitazione, perché è impossibile ammazzare una persona in quel modo, se indossa un giubbotto antiproiettile.
T-Bone urla.
Rimbalza su e giù sulla mano di Raven. Il coltello ha perforato il tessuto antiproiettile e ora Raven sta cercando di sventrare T-Bone come ha fatto con Lagos. Ma il suo coltello – o quel cazzo che è – non riesce a tagliare quel tessuto nel modo desiderato. È abbastanza affilato per bucarlo – cosa che dovrebbe essere impossibile – ma non per squarciarlo.
Raven lo estrae, si china su un ginocchio e incide il corpo con il coltello, disegnando una lunga ellisse tra le cosce di T-Bone. Poi ne calpesta il corpo che si accascia e corre via.
Hiro ha la sensazione che T-Bone sia morto, quindi si mette a seguire Raven. Non ha intenzione di braccarlo troppo da vicino, vuole solo tenere d’occhio ogni suo spostamento.
Deve farsi strada attraverso molti filari. Ben presto lo perde di vista. Valuta di correre più forte che può nella direzione opposta.
Poi sente il rombo profondo e squarciapolmoni di una motocicletta. Hiro sfreccia verso l’uscita più vicina, nella speranza di riuscire a dare almeno un’occhiata.
Ci riesce, anche se è un’occhiata molto fuggevole, non tanto migliore dell’immagine prodotta dal computer di bordo degli sbirri. Mentre sfreccia via con la moto, Raven si volta a guardare Hiro. Si trova proprio sotto un lampione, e Hiro può vederlo chiaramente in faccia per la prima volta. È asiatico. Ha un paio di baffetti sottili che gli arrivano fin sotto il mento.
Mentre Raven schioda, un altro Crip sbuca di corsa dal campo sulla strada – mezzo secondo dopo Hiro. Rallenta un attimo per rendersi conto della situazione, poi si avventa su una moto come un terzino incazzato. E nel compiere questa operazione caccia un urlo, un grido di guerra.
Squeaky salta fuori più o meno insieme al Crip e si mette a rincorrere entrambi lungo la strada.
Raven sembra non essersi accorto del Crip che lo insegue, ma col senno di poi si può facilmente indovinare che l’abbia visto arrivare nello specchietto retrovisore della moto. Non appena è alla sua portata, la mano di Raven si stacca per un attimo dal manubrio e fa un veloce movimento all’indietro come se stesse gettando via una cartaccia. Il pugno di Raven centra la faccia del Crip come un prosciutto congelato sparato da un cannone. La testa parte all’indietro, i piedi si sollevano da terra, il Crip fa un salto mortale quasi completo e cade sulla collottola gettando contemporaneamente le braccia tese sulla strada. Sembra proprio una caduta controllata, ma anche se fosse, deve aver agito più che altro di riflesso.
Squeaky decelera, si gira e si china sul Crip caduto, senza badare a Raven.
Hiro vede il grosso signore della droga, assassino radioattivo e scagliatore di lance varcare le porte di Chinatown. Che, per quanto riguarda le possibilità di inseguimento, è come se fosse fuggito in Cina. Corre verso il Crip, che giace crocefisso in mezzo alla strada. È piuttosto difficile riconoscere la parte inferiore della sua faccia. Ha gli occhi semichiusi e sembra abbastanza rilassato. Parla tranquillamente. «È un indiano del cazzo o qualcosa del genere.»
Trovata interessante. Ma Hiro continua a pensare che sia asiatico.
«Che cazzo credevi di fare, coglione?» dice Squeaky. Ha un’aria così incazzosa che Hiro si allontana di qualche passo.
«Quel bastardo ci ha derubato, ci ha bruciato la valigia» farfuglia il Crip con le mascelle spappolate.
«Perché non hai lasciato perdere? Sei fuori? Che cazzo fai queste stronzate con Raven?»
«Ci ha derubato. Nessuno può farlo e uscirne vivo.»
«Be’, Raven l’ha appena fatto» dice Squeaky. Poi si calma un po’. Si dondola all’indietro sui tacchi e leva lo sguardo verso Hiro.
«T-Bone e il tuo autista non hanno molte probabilità di essere vivi» dice Hiro. «Questo qui è meglio che non si muova, potrebbe essersi fratturato il collo.»
«Gli va bene se non glielo fratturo io, il suo collo di merda» dice Squeaky.
Gli infermieri dell’ambulanza arrivano giusto in tempo per schiaffare un collare cervicale gonfiabile intorno al collo del Crip, prima che gli venga l’ispirazione di alzarsi in piedi. Nel giro di pochi minuti lo portano via.
Hiro ritorna in mezzo ai luppoli e trova T-Bone. È morto, abbandonato in ginocchio contro un graticcio. Probabilmente, quella coltellata nel giubbotto antiproiettile sarebbe bastata a ucciderlo, ma Raven non si è accontentato. Ha fatto scivolare la lama da una parte all’altra, fino a squarciargli l’interno delle cosce, ormai aperte fino all’osso. Inoltre, gli ha fatto due profonde incisioni lungo le arterie femorali e tutto il sangue gli è colato fuori. Come tagliare il fondo di una tazza di polistirolo.